mercoledì 24 dicembre 2008

O è Natale tutti i giorni...


E' quasi Natale
e a Bologna
che freddo che fa
Io parto da Milano
per passarlo
con mamma e papà

Il mondo
forse no, non è cambiato mai
e pace in terra
no non c'è
e non ci sarà
perché noi non siamo uomini
di buona volontà

Non so perché
questo lusso di cartone
se razzismo guerra e fame
ancora uccidon le persone.

Lo sai cos'è,
dovremmo stringerci le mani
... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale mai...

E intanto i negozi
brillano e brilla la TV
e le offerte speciali
e i nostri dischi si vendono di più

Il mondo
forse no, non é cambiato mai
e pace in terra
forse un giorno ci sarà
perché il mondo ha molto tempo,
ha tempo
molto più di noi

E intanto noi
ci facciamo i regali
il giorno che è nato Cristo
arricchiamo gl'industriali
e intanto noi
ci mangiamo i panettoni
il giorno che è nato Cristo
diventiamo più ciccioni

Lo sai cos'è,
dovremmo stringerci le mani
... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale maaaai...

... O é Natale tutti i giorni
o non é Natale maaaai...


Luca Carboni

martedì 23 dicembre 2008


Speranza


Sabato abbiamo comprato due melagrane.

Belle, grandi e rosse con una sfumatura più chiara... provenienza Israele.

Ogni tanto le guardo, le accarezzo, le annuso... guardo la tv, i telegiornali, gli approfondomenti e resto attonita.

venerdì 19 dicembre 2008

Non è una cantante che apprezzo particolarmente, ma il testo mi ha colpito quando ho sentito la canzone alla radio.


Invece no


Forse bastava respirare
solo respirare un po’
Fino a riprendersi ogni battito e non cercare l’attimo
per andar via
Non andare via
Perché non può essere abitudine Dicembre senza te
Chi resta qui spera l’impossibile

Invece no
non c’è più tempo per spiegare
Per chiedere se ti avevo dato amore
Io sono qui…
E avrei da dire ancora, ancora...

Perché si spezzano tra i denti
le cose più importanti
Quelle parole
Che non osiamo mai
E faccio un tuffo nel dolore per farle risalire
Riportarle qui…
Una per una qui
Le senti tu…pesano e si posano per sempre su di noi
E se manchi tu
Io non so ripeterle
Io non riesco a dirle più!

Invece no
qui piovono i ricordi
Ed io farei di più di ammettere che è tardi
Come vorrei…
Potere parlare ancora, ancora
E invece no!
Non ho!
Più tempo per spiegare
Che avevo anch’io, io!
Qualcosa da sperare davanti a me
Qualcosa da finire insieme a te

Forse mi basta respirare
solo respirare un po’
Forse è tardi, forse invece no.


Laura Pausini

giovedì 18 dicembre 2008


Il fantasma di Bettino


Veltroni potrebbe finalmente andarci, in Africa: ma ad Hammamet, come ci andò Craxi. La battuta è sciocca, ma è l’unica concessione a un panorama poco esaltante anche per chi aspettasse questo momento da quindici anni. Non c’è da compiacersi di niente.
Quindici anni è il ritardo con cui la sinistra italiana scopre ogni cosa: si chiami riformismo, atlantismo, consumismo, fine del comunismo, mercato, imprenditoria, ora questione morale. Non quella imbracciata da Berlinguer, ma quella negata da Veltroni e da chi negò anche allora, mentre uno dei più grandi uomini politici del Dopoguerra, sei mesi prima di essere inquisito, pose un problema che toccava la politica di allora e di oggi: ossia il finanziamento illegale della politica, che non è solo ruberia o sterco del diavolo, non è solo casta o auto blu, è anche ossigeno affinché la politica semplicemente esista. Quindici anni dopo ci siamo arrivati: due inchieste in un giorno, un sindaco arrestato a Pescara, un parlamentare agli arresti a Roma, il tracollo del voto abruzzese con la giunta falcidiata dagli arresti, il caso Del Turco che non a caso ripudiò Craxi proprio sulla questione morale, senza contare il caso Napoli dove il barometro promette tempesta. Con il paradosso di un ex magistrato che a suo tempo non riuscì a polverizzare Botteghe Oscure, come fu fatto con altri partiti storici, ma ora rischia di
farlo da alleato, agitando le stesse manette, gli stessi spauracchi morali, la stessa pretesa di una diversità che doveva essere loro.
Davvero: non c’è da compiacersi di niente. Tantomeno di certi magistrati, che sono gli stessi di sempre: quelli che la sinistra applaudiva sino a mezz’ora fa, quelli che andrebbero riformati con tutto il sistema. Ma ora saluti a ogni dialogo, convergenza, tavolo per riforme condivise: avremo una sinistra dipietrizzata, divisa tra il millesimo distinguo morale e il consueto contrattacco moraleggiante. La sinistra che può «avere una banca» ma non volle vedere Primo Greganti, che sopportò i bombardamenti jugoslavi ma non l’espressione «barca a vela», che prendeva «contribuzioni sistematiche al pari degli altri partiti» (processo Enel di Mani pulite, uno dei tanti) e che frattanto si procacciava finanziamenti anche a Est, dove puntavano i missili contro di noi. Doppiezza consueta, storica. Prepariamoci a uno spettacolo insopportabile. Diranno che sono mele marce, anche se sono cachi maturi.
 
Filippo Facci su Il Giornale di mercoledì 17 dicembre 2008

mercoledì 17 dicembre 2008


Una tata indiana è diventata l'ultima mamma eroica di Gerusalemme

Il suo nome finirà in una targa nel viale dei Giusti al memoriale Yad Vashem di Gerusalemme. Ogni albero porta il nome di un non ebreo che ha salvato vite ebraiche durante l'Olocausto. Sandra Samuel però non vuole essere chiamata "eroina". "Sono anche una madre: c'è qualcuno che in quel momento pensa di morire quando c'è un bambino così prezioso?". A rischio della propria vita, Sandra ha salvato Moshe Holtzberg dalla furia dei terroristi islamici che a Mumbai hanno trucidato gli israeliani che gestivano un centro lubavitch. I genitori di Moshe, Gavriel e Rivka Holtzberg, sono stati torturati e giustiziati. Lei era incinta. Ieri la notizia che Sandra sarà insignita del titolo di "Giusta fra le nazioni", prima indiana al fianco di nomi quali Oscar Schindler, il francescano Maximilian Kolbe e l'italiano Giorgio Perlasca.
Quando i terroristi sono entrati alla Nariman House di Mumbai, Sandra era nascosta in una stanza con un inserviente, vi passò tutta la sera, poi quelle grida, "Sandra, Sandra", era Moshe che la chiamava. Sandra ha seguito la voce, poteva mettersi in salvo, invece è rimasta. L'altro dipendente ha cercato di dissuaderla, ma Sandra è uscita dal nascondiglio, al piano di sopra ha trovato Moshe fra quattro cadaveri e in una pozza di sangue. Il bambino stringeva un peluche. I terroristi le hanno sparato dal tetto quando Sandra è corsa fuori con Moshe. "Non un colpo, o venti, ma centinaia di proiettili". Il giorno dopo Moshe ha compiuto due anni. E' il simbolo vivente dell'eccidio degli ebrei di Mumbai. Doveva morire per mano di gente che a Kabul ha riempito di tritolo carretti di dolci per bambini e in Iraq i bambini li ha legati nei sedili delle auto per superare i checkpoint e farsi saltare in aria con loro. Sandra non ha passaporto israeliano, le è stato procurato un visto tramite i buoni uffici del rabbino Yitzchak David Grossman, un prozio di Moshe, fondatore dell'orfanatrofio più grande di Israele, il Migdal Ohr.
"Sandra è luce nelle tenebre", dicono i fedeli lubavitcher in Israele. Lei ha raccontato alla Cnn quanto accadde al centro ebraico. Si pente per non aver fatto ancora di più per gli Holtzberg. "Ancora oggi penso che avrei dovuto mandare il bambino e fare qualcosa per il rabbino e sua moglie". Come recita la tradizione ebraica, "Al mondo esistono sempre trentasei giusti; loro non sanno di esserlo e nessuno sa chi sono; ma quando il male sembra prevalere, essi si oppongono. E questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo". Il suo albero a Gerusalemme affiancherà quello di Sempo Sugihara, il console giapponese in Lituania che stampò visti per salvare dai nazisti seimila ebrei e morirà in miseria; di Raul Wallemberg, lo svedese che salvò oltre tremila ebrei ungheresi e scomparve in un gulag russo; della contessa tedesca Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan, che nascose, nutrì e curò oltre 60 ebrei in casa propria a Berlino.
Mentre le sale cinematografiche si stanno riempiendo di pellicole sui bambini ebrei nei campi di concentramento, non commuove l'opinione pubblica occidentale la sorte di questo piccolo ebreo vivo, Moshe Holtzberg, orfano la cui sola colpa è appartenere a un'antica dinastia vittima di persecuzioni. Israele onora intanto con la più grande delle onoreficenze una tata indiana che ha rischiato di essere falcidiata per salvare un bambino dalla sorte segnata. Sandra è una donna dall'aspetto fragile e minuto, ma il suo gesto è eterno come il carrubo, l'albero del viale dei Giusti.

Giulio Meotti su Il Foglio di giovedì  11 dicembre 2008

martedì 16 dicembre 2008


Non può piovere per sempre ma può piovere spesso. Certo se vivessi a Seattle...

lunedì 15 dicembre 2008

Retribuzioni in crescita del 5,7%
Istat: aumento per rinnovi contrattuali


Ancora una volta gli incrementi dei salari battono l'inflazione. Secondo gli ultimi dati Istat nel terzo trimestre dell'anno le retribuzioni lorde pro-capite hanno registrato nella media dell'industria e dei servizi, un aumento tendenziale del 5,6%. A contribuire a questo cospicuo aumento sono stati i numerosi rinnovi contrattuali. Rispetto al trimestre precedente, al netto degli effetti stagionali, l'incremento è stato dell'1,1%.
In particolare, spiega l'istituto di statistica, il tasso di crescita tendenziale delle retribuzioni per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) nel terzo trimestre del 2008 è stato del 5,3% nell'industria e del 5,9% nei servizi. Al netto degli effetti stagionali, l'incremento rispetto al trimestre precedente è stato minore nell'industria (+1%) che nei servizi (+1,3%).
All'interno del settore industriale, le retribuzioni per Ula hanno segnato l'incremento tendenziale più marcato nel settore delle costruzioni (+8,2%) principalmente per effetto dell'erogazione degli incrementi tabellari definiti dai recenti rinnovi dei contratti nazionali di lavoro.
All'interno del terziario, la crescita delle retribuzioni più elevata si è manifestata nel settore dell'intermediazione monetaria e finanziaria (+11,5%). In questo caso l'aumento retributivo è dovuto sia agli incrementi previsti nei contratti nazionali di lavoro rinnovati di recente, sia allo slittamento a luglio di premi che normalmente vengono erogati a giugno nel settore bancario.
notizia tratta da www.tgcom.it

giovedì 11 dicembre 2008



... aperitivo lungo a Verona...


verona incantata_copertina


 


Luca Sguazzardo 


presenta 

 

VERONA incantata

 

Venerdì 12 Dicembre - ore 18,30

ai Dischi Volanti

Via fama 7/a - Verona

 

cortellaeditore

in verona since 1919

 

lunedì 8 dicembre 2008


diffondo quanto trovato sul blog di Orpheus ringraziandola: http://www.orpheus.ilcannocchiale.it/


Lettera di Cossiga al Cardinal Tettamanzi


“Signor Cardinale, ho letto il Suo appello a favore della costruzione di moschee in ogni quartiere di Milano in nome della libertà religiosa e del ‘confronto leale’ e del ‘dialogo costruttivo’ tra la Chiesa Ambrosiana e l’Islam, nel nome dell’‘Unico Iddio Grande e Misericordioso’, Allah, che in Arabo vuol dire anche per i cristiani: ‘Dio’; in fondo è meglio che i milanesi adorino Dio anche se secondo il credo islamico e che vadano in moschea, che non lo preghino affatto”.
"Essendo più giovane di Lei ricordo bene quando monsignor Giovanni Battista Montini, ancora non cardinale, prese l’iniziativa per la raccolta di somme per la costruzione di nuove chiese. Penso che, mutatis mutandis, Lei potrebbe cercare di fare qualcosa di simile non per la costruzione di Chiese, ma per la costruzione di moschee, perché unico è Dio, magari chiedendo che gli imam adottino un rito ambrosiano, frutto di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’, e anche con una traduzione del Corano in meneghino”.

“Qualora non si reperiscano i fondi necessari – sottolinea Cossiga -, sempre un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’, la diocesi di Milano potrebbe cedere alcune delle chiese costruite da monsignor Montini ai musulmani, e magari concedere per alcuni giorni alla settimana lo stesso Duomo di Milano perché si celebrino i riti islamici, e anche, perché no? dare al capo degli Imam di Milano uno spazio nel Palazzo Arcivescovile per farne la sua sede e la sua residenza, palazzo su cui lasciare issare anche la bandiera verde dell’Islam.
Non crede che, sempre nello spirito di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’ siano delle buone idee?
E poi per Lei ci potrebbe anche scappare il titolo di Grande Imam Onorario d’Italia.
Con deferenza Francesco Cossiga.
P.S. Un’altra idea che io Le sottopongo nello spirito di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’: far recitare le preghiere rituali dal muezzin, con un idoneo impianto di diffusione, da uno dei pinnacoli del Duomo”.
Da il Velino

La lettera di Cossiga é chiaramente ironica, ma non si può mai dire...
Peccato che il suddetto Cardinale, non faccia sentire in modo altrettanto stentoreo la sua voce, quando si tratta di difendere i cristiani nel mondo dalle persecuzioni degli islamici integralisti.
Il dialogo é cosa buona é bella, ma quando é dialogo. Quello fra Chiesa cattolica e Islam mi sembra più un prostrarsi della prima ai piedi del secondo.
Non mi sembra male la proposta del Ministro La Russa un referendum consultivo per la costruzione di nuove moschee.
Scommettiamo che si azzera il proliferamento di nuove moschee in un batter d'occhio?
Orpheus

martedì 2 dicembre 2008



Parabola rossa alla riscossa


Dalle tute blu alla pay tv, da Pelizza da Volpedo a Gol Parade, da Rosa Luxembourg a CartonNetwork: la sinistra in rotta ha trovato la sua nuova linea del Piave. E ha lanciato una guerra senza quartiere per difendere i beni primari delle classi umili davanti alla crisi: giù le mani dall’abbonamento Sky. Senza pane si può vivere, senza Ilaria D’Amico proprio no.


I fatti li conoscete. In Italia l’Iva è al 20%, ma per alcuni beni esistono agevolazioni. Nel ’95 si era deciso di estendere le agevolazioni anche alla Tv satellitare: da allora chi compra un abbonamento Sky paga l’Iva al 10%. Con il pacchetto anti-crisi dell’altro giorno l’Iva per le tv satellitari è stata riportata al 20%. E la prima osservazione che verrebbe è: era ora. Non si capisce infatti per quale motivo, in un momento in cui si tira la cinghia, le poche agevolazioni possibili si disperdano su beni non di prima necessità. Eppure è scoppiata la polemica. Sky ha protestato. E la sinistra ne ha approfittato per ritirare fuori la polemica sul conflitto d’interesse, dimenticando, fra l’altro che anche Mediaset viene punita da questa norma per quel che riguarda la tv a pagamento, il business su cui ha più investito negli ultimi anni. Ma, soprattutto, dimenticando che opporsi all’innalzamento dell’Iva sulle pay tv significa di fatto difendere gli interessi dei ricchi contro quelli dei deboli.


Strano destino per un partito che era nato con la falce e il martello e si appresta evidentemente a morire con ostriche e champagne. Sul caviale del tramonto, verrebbe da dire. Almeno, però, si mettano d’accordo con se stessi. Quest’estate, quando fu abrogata l’Ici per tutti gli italiani, la sinistra insorse dicendo che bisognava ridurla solo ai poveri, per non favorire i ricchi che non avevano bisogno di quell’aiuto. E adesso cosa è successo? Perché quei ricchi, che non avevano bisogno dell’aiuto sulla casa, che è un bene di prima necessità, ora ce l’hanno, invece, per l’abbonamento Sky, che al contrario è un bene tipicamente voluttuario? Sia chiaro: sono abbonato a Sky, guardo film e calcio, i miei figli sono fan di Disneychannel. Faccio parte dunque di quei 4 milioni di italiani che subiranno l’aggravio: 50 euro l’anno, poco più di 4 euro al mese. Ma penso che se una persona può spendere 500 euro l’anno per guardarsi film sdraiato in poltrona e diretta gol, può anche sopportare, vista la situazione, di sborsare un euro in più a settimana. Meno che pagare un caffè a due colleghi (e forse fa meno male).


Stupisce, piuttosto, che la sinistra si batta per me e per gli altri benestanti abbonati Sky, difendendo un regalo inutile, dopo aver snobbato bonus e social card a favore dei poveri: questo la dice lunga sul disfacimento culturale di chi ha perso contatto col suo mondo. Pensano davvero che nelle fabbriche e nelle periferie oggi il grande problema sia la pay tv? Al massimo lo è in qualche salotto chic, dove già preparano la battaglia: parabola rossa alla riscossa. Chi l’avrebbe detto che il postcomunismo si sarebbe risolto nel posticipo della serie A.


Mario Giordano su Il Giornale di lunedì 1° dicembre 2008



domenica 30 novembre 2008


Not As We


Rinata e tremante
Sputata su un nuovo terreno


Insicura e poco convincente
Questa ora fragile e tremante


Giorno, giorno uno, ricominciare un’altra volta
Primo passo, primo passo
A malapena trovo un senso a tutto questo
Sto fingendo, sto facendo finta
Comincio da zero ma questa volta comincio come io
E
non come “noi”


Timorosa e tremolante
Timida senza nessuno che mi dia una mano


Finta coraggiosa con una volontà di ferro
A malapena qui


Giorno, giorno uno, ricominciare un’altra volta
Primo passo, primo passo
A malapena trovo un senso a tutto questo
Sto fingendo, sto facendo finta
Comincio da zero ma questa volta comincio come io
E
non come “noi”


Occhi lucidi puntati su qualcuno
Sbarrati e logori
Se Dio prende scommesse
Prego Voglia perdere


Giorno, giorno uno, ricominciare un’altra volta
Primo passo, primo passo
A malapena trovo un senso a tutto questo
Sto fingendo, sto facendo finta
Comincio da zero ma questa volta comincio come io
E non come “noi”.


Alanis Morissette


dedicata a Lu...

martedì 25 novembre 2008


Non è il Nordest e nessuno si indigna

Quattro ventenni italiani di buona famiglia hanno cosparso di benzina un clochard e gli hanno dato fuoco. «L’abbiamo fatto così, per divertirci», hanno confessato. Possibile?, vi chiederete. E perché tutto tace? Com’è che dagli schermi tv non spunta il faccione di Veltroni con la sua migliore espressione di circostanza a «condannare» e a «lanciare l’allarme per la deriva razzista»? Per quale strana ragione non rullano i tamburi di Cgil e comitati antifascisti per chiamare alla Grande Manifestazione Nazionale di Protesta? Che cosa impedisce ai siti internet dei giornaloni politicamente corretti di dare fiato alle trombe dell’indignazione? Quale mistero si cela dietro l’assenza pressoché totale di dichiarazioni di parlamentari di sinistra sulla vicenda? E perché il sindaco Alemanno non si è ancora precipitato a chiedere scusa?
Il fatto è che il delitto non è avvenuto nella magica Roma inopinatamente caduta nelle manacce degli eredi di Mussolini. Non è stato perpetrato neppure nella cupa Milano della Moratti, quella celebre aguzzina. E stavolta non c’entrano la Verona percorsa quotidianamente da squadre di naziskin (ovviamente tollerate, quando non incoraggiate, dal sindaco leghista Tosi), né la Marca Trevigiana dove, agli ordini dello sceriffo Gentilini, periodicamente le ronde padane si esercitano nel tiro all’immigrato e al barbone.
Nossignori, il vile agguato ha per teatro la rossa Emilia-Romagna. Peggio ancora: non la pallida Emilia già contaminata dal morbo che ha portato Parma ad eleggere un sindaco di centrodestra, Vignali, debitamente crocifisso per settimane dopo che alcuni vigili circonfusi di rara idiozia avevano picchiato un ragazzo di colore. No, qui siamo nella sanguigna e ancora incontaminata Romagna, terra di partigiani, di gente gioviale, accogliente e progressista, nella gaia Rimini tutta mare, balere e piadine. Retta, ça va sans dire, da una bella giunta di centrosinistra (Pd, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e dipietristi) con a capo il diessino Ravaioli. Quindi, non c’è notizia. Certo, si registra il fatto di cronaca: senzatetto bruciato, arrestati quattro ragazzi. Qualche quotidiano, forse, si spingerà a interpellare uno psicologo sulla «crisi educativa delle famiglie». Ma vedrete, tutto finirà lì.
Vuoi mettere il bel carrozzone mediatico che si sarebbe potuto allestire nel Nordest, con i grandi inviati impegnati per giorni a fare le pulci alla «cultura del denaro» di quelle rozze genti, a spiegare l’ignobile gesto con l’altrettanto ignobile sfondo politico che caratterizza la zona, irrimediabilmente sbilanciata verso il centrodestra. Ricordate? Accadde nel maggio scorso, a Verona: cinque giovinastri uccisero a calci e pugni un poveraccio incrociato per strada. Allora, esattamente come oggi a Rimini, i magistrati dissero subito che non c’era matrice politica nel delitto. Ma non servì a nulla: fu il finimondo. Così come a Roma, con il grottesco caso del Pigneto poi risoltosi in un clamoroso autogol. E a Milano, dove la morte di un giovane di colore durante la rissa con i gestori di un bar che, con un complice, aveva derubato diventò l’emblema stesso del razzismo italiano.
A Genova, invece, no. Che cosa c’entra Genova? In effetti, come potete sapere, dal momento che nessuno ne ha praticamente parlato? Dunque, Genova: agosto scorso, tre mesi dopo il raid nazifascista di Verona, un mese prima che Milano si risvegliasse razzista. Una quindicina di italiani copre di insulti xenofobi un giovane angolano. Poi lo riempie di botte: sberle, calci, pugni. Il ragazzo fortunatamente sopravvive, ma il caso c’è tutto. Anzi no. Sotto la Lanterna, nella città medaglia d’oro della Resistenza che mai nella sua storia ha subito l’onta di essere amministrata dal centrodestra, non c’è il «clima» giusto: i riflettori restano spenti, gli inviati non si scomodano, i commentatori riposano. Come a Rimini.
Troppo banale raccontare la semplice verità. Raccontare che sì, il razzismo esiste o, ancor meglio, esistono i razzisti. Ma a qualunque latitudine e senza aver bisogno di nessun particolare contesto politico per dar sfogo ai loro stupidi istinti. Raccontare che la cattiveria è di questo mondo indipendentemente da chi lo governa. E che, insomma, purtroppo la mamma dei delinquenti è sempre incinta. Così come quella degli ipocritamente corretti.
Massimo De Manzoni su Il Giornale di oggi 25/11/2008

giovedì 20 novembre 2008


Si è genitori e si è figli quando i genitori sono giovani ed i figli sono piccoli. Poi, si diventa solo "persone che hanno, o non hanno costruito qualcosa". Il rispetto che si deve avere, reciproco, nasce da quello che si ha avuto e si ha dato. Non ci sono altri cordoni, non ci sono altri legami, non c'è mai stato il "legame di sangue", ma solo il "riconoscersi".


Grazie a Willa...


 

martedì 18 novembre 2008


Dall'estetista invece di lavorare
Denunciata impiegata provincia Cosenza


E' costata cara l"'iperattività" di un'impiegata della Provincia di Cosenza in servizio nell'ufficio distaccato a Mormanno. E' stata scoperta dai carabinieri mentre, invece di stare in ufficio a lavorare, andava dall'estetista, a fare la spesa o era impegnate in altre faccende che nulla avevano a che fare con il suo lavoro. I militari le hanno notificato un provvedimento di sospensione dal lavoro emesso dal gip del tribunale di Castrovillari.



La donna, che il ministro Brunetta definirebbe fannullona, adesso è indagata per truffa ai danni dello Stato. I carabinieri di Mormanno si erano accorti che la donna, in orario di ufficio, usciva per sbrigare faccende personali ed hanno deciso di controllarla, verificando che in più occasioni si era recata in un centro estetico, a fare la spesa e, talvolta, si era anche allontanata dal paese.


A conclusione degli accertamenti, i carabinieri hanno presentato una relazione alla Procura di Castrovillari che ha chiesto al gip la misura interdittiva.
notizia tratta da www.tgcom.it

venerdì 14 novembre 2008


... grazie a Dio è venerdì...


Purtroppo ho appena appreso che:



Usa, sonar Marina disturba balene
Corte suprema autorizza però l'uso

La Corte suprema degli Stati Uniti ha autorizzato la Marina militare statunitense a continuare i suoi addestramenti a largo della California utilizzando un tipo di sonar la cui frequenza, secondo quanto denunciano gli animalisti, può creare problemi a balene e delfini. La decisione ha dato ragione ai militari, secondo cui l'interesse della difesa nazionale viene prima della salvaguardia ambientale.
All'origine della disputa la constatazione fatta da alcune organizzazioni ambientaliste, suffragate dai pareri di numerosi scienziati, che certe frequenze dei sonar provocano sordità temporanea nei mammiferi marini, li disorientano e li portano ad arenarsi sulla costa e a morire. In una serie di manovre militari condotte a partire dal 2007 e che dovrebbero terminare nel 2009, la marina ha usato per la "caccia" a eventuali sottomarini nemici dei sonar ora depotenziati di circa la metà. L'Alta corte - con cinque voti a favore e quattro contro - ha respinto l'ingiunzione di un giudice federale che aveva imposto questa precauzione nell'uso dei sonar.
notizia tratta da www.tgcom.it


 

martedì 11 novembre 2008


"... ma perfino io devo ammettere che se al mondo c'è qualcosa di più bello delle Highlands devo ancora vederlo. Osservai le vette che si susseguivano sotto di noi, alcune coperte di neve, altre di erica, vidi gli zaffiri scintillanti dei laghetti, e foreste così fitte e intatte che avrebbero potuto benissimo ospitare dei draghi."

tratto dal libro Sacrificio di Sharon Bolton

venerdì 7 novembre 2008

Quelli che la bandiera Usa la bruciavano nei cortei


C’era una volta l’Amerika. Adesso c’è l’Eden. Miracolo di una notte di mezzo autunno: avete presente il Paese brutto sporco e cattivo, quello che bombardava i bambini e rubava nelle banche, quello con gli stivaloni da cowboy e fior di intelligenza bovara, quello un po’ devoto e perciò retrivo, di più: praticamente troglodita, con la pistola facile e l’aborto difficile, quel Paese lì insomma, di guerrafondai beghini, torturatori e ultimamente anche un po’ bancarottieri? Ebbene: ha fatto puff. Non c’è più, è svanito, si è dissolto fra gli urletti di giubilo e i festeggiamenti della notte nera. Ha vinto Obama: l’impero del male è già diventato l’impero del miele.
Non sentite questo vago sapore dolciastro? Sfogliate i giornali, accendete la Tv, aprite i siti Internet. Vi verrà addosso un’ondata di melassa stelle e strisce, una cascata di nutella&hot dog, un concitismo degregorio radical yankee con una tale quantità di zuccheri che, se soffrite di diabete, conviene che vi chiudiate in isolamento per qualche giorno. Con i tappi nelle orecchie. Dov’è finito quel Paese di malandrini e truffatori, bombardieri e massacratori? Dov’è finita la centrale mondiale del capitalismo malato, la levatrice degli hedge fund, la diabolica fucina di disuguaglianze sociali? Tutto seppellito sotto il nuovo regno del sogno, il ritrovato santuario della democrazia, il vicino west dove ogni desiderio si può realizzare. Sono bastate poche ore: fino a ieri sera vedevano solo l’orrore, ora vedono solo la speranza. Che cosa ci volete fare? Cristoforo Colombo sarebbe fiero di loro: hanno scoperto l’America. E senza nemmeno bisogno della Nina e della Santa Maria. Al massimo, della Pinta.
«L’America cambia pelle», titola il sito internet di Repubblica, con un gioco di parole che al tutt’al più potrebbe funzionare per Michael Jackson. L’Unità si commuove con una copertina strappalacrime: nelle prime pagine viene usata la parola «sogno» più che su un lettino di Freud. Che è successo? «L’America estingue il suo peccato originale», ci spiega Liberazione. Ecco, dev’essere questo: il passaggio nel lavacro obamiano ha effetti miracolistici: Wall Street, dimenticati gli squali, diventa nelle pagine di Repubblica, luogo di purezza angelica, ad Atlanta si concentrano i buoni sentimenti, per non dire di Chicago dove persino l’inverno «non si presenta» (nonostante fossero pronte ampie dosi di cioccolata calda), perché si sa, con Barack, anche il freddo è un po’ meno freddo. I mutui subprime? Dimenticati. Le ingiustizie? Pure. La violenza? Sparita. E dappertutto, da Harlem al Texas, «le violenze razziali contano sempre meno». A questo punto ci resta solo un dubbio: quando si accorgeranno che i grattacieli di Manhattan sono di marzapane e nel Mississippi scorre latte e miele?
Nelle ultime ore abbiamo visto di tutto. Veltroni che esulta per la vittoria di Obama come se fosse sua, D’Alema che individua nel risultato americano la crisi di Berlusconi e schiere di democratici che non riuscendo a prendere voti in Italia si consolano con quelli dell’Ohio e della Pennsylvania. L’importante è accontentarsi. Ieri sera grande festa democratica: a Washington? No, a Roma. Evviva. Saltimbocca alla Biden, cacio, pepe e Indiana, Wisconsin all’amatriciana. Scene di ordinario provincialismo. Niente di cui preoccuparsi. Finché non vedremo una delegazione del Pd salire sul Colle a chiedere elezioni anticipate in Italia causa vittoria di Obama in America, stiamo tranquilli. Anzi, c’è da essere felici che finalmente la sinistra, dopo tante sofferenze, trovi qualcosa per cui rallegrarsi. Quello che è inaccettabile, però, è che ora si trasformino in paladini degli Stati Uniti i medesimi che fino a ieri gli Stati Uniti li prendevano nella migliore delle ipotesi a pesci in faccia. Gli Stati Uniti sono sempre gli stessi. Non cambiano in una notte. Hanno mille problemi, mille difetti, mille storture e ingiustizie: ma sono la garanzia delle libertà e della democrazia nel mondo, sono quelli che ci hanno liberato dalle dittature e ci hanno assicurato felicità e Harley Davidson, Coca Cola e telefilm, prosperità e Beverly Hills. Si possono e si devono criticare, naturalmente. Ma non si possono trasformare in una notte da impero del male a paese del sogno. Ed è insopportabile che nelle ultime ore tutti quelli che per anni hanno demonizzato l’America addirittura salgano sul pulpito e vengano a darci lezione di americanismo. Persino Franco Giordano di Rifondazione Comunista dice che si è emozionato per l’elezione di quello che considera «il suo presidente». Ne siamo felici. Ma chissà se gli hanno detto che il «suo presidente» giurerà su una bandiera stelle e strisce. E chissà se ricorderà i cortei in cui quella bandiera veniva bruciata.

Mario Giordano su Il Giornale di ieri 6 novembre 2008

mercoledì 5 novembre 2008


La crede incinta: strangola la figlia

Un iraniano che ha strangolato la figlia 14enne sospettandola di avere una relazione, pur essendo stato arrestato dalla polizia rischia al massimo qualche anno di reclusione. In base alla legge islamica, infatti, il padre è considerato il "proprietario" della vita dei figli. L'omicidio è avvenuto a Shiraz, nel Sud del Paese. La ragazza una sera ha mostrato segni di nausea e il padre, convinto che fosse incinta, l'ha uccisa.
L'uomo, come scrive il quotidiano Qods, era assalito dal dubbio che la figlia Mariam avesse una relazione con un uomo. Poi, quando l'adolescente ha manifestato la nausea, ha creduto di trovarsi davanti alla prova dei suoi sospetti.
Durante la notte, è così entrato nella camera della ragazza e l'ha strangolata nel sonno. Il corpo senza vita della figlia è stato trovato il mattino dopo dalla madre che ha subito chiamato la polizia. Agli agenti, il padre-assassino ha subito confessato dichiarando di aver in quel modo voluto "salvare l'onore della famiglia".
Dall'autopsia è poi emerso che la ragazza non era incinta. Per l'omicidio l'uomo rischia tuttavia solo pochi anni in carcere.
notizia tratta da www.tgcom.it

venerdì 31 ottobre 2008


Il lavoro mi sta occupando ogni minuto... aiut.... per fortuna è venerdì!
Buon fine settimana a tutti/e.

mercoledì 29 ottobre 2008

Scusate se ho messo la porta blindata, ma per un po' di tempo prima di aprire  sbircerò dallo spioncino. Dopo l'invito a suicidarmi ho pensato di mettere in moderazione i commenti. Il limite è stato superato. Mi dispiace perchè dal 2003 è la prima volta che metto in moderazione il blog.
Ho trovato, e troverò, ancora gente con la quale non sono in sintonia o che incontrovertibilmente non ha nulla in comune con me. In passato sono sempre riuscita a ragionare e/o dialogare con civiltà e rispetto reciproco, così non è stato ultimamente. Ho deciso di fare così per correttezza nei miei confronti e di chi da anni mi conosce e frequenta questa mia "casa virtuale".

martedì 28 ottobre 2008

"RITRATTO" DEL POPOLARE GIORNALISTA . «IL BENIAMINO DI QUANTI ODIANO BERLUSCONI USA CITAZIONI SBAGLIATE E NON AMA IL CONTRADDITTORIO»

«Travaglio? È tutto un bluff»
 

Brutto colpo per i sostenitori di Marco Travaglio: il loro idolo, da mercoledì, è un pregiudicato, proprio come il suo amico Michele Santoro e tantissimi altri.
Classe 1964, laurea in storia contemporanea e una gavetta fatta all’ombra dell’ultimo Montanelli, Travaglio è da qualche anno il beniamino di quanti, per hobby o per noia, odiano Berlusconi e la sua coalizione.
Il tratto distintivo di questo popolarissimo giornalista, lo si sarà notato, sono le numerosissime contraddizioni che però, stranamente, i suoi estimatori non vedono.
Rinfreschiamoci la memoria. Travaglio sostiene che le televisioni siano sotto un dominio praticamente dittatoriale di Berlusconi che imbavaglierebbe chiunque gli fosse scomodo, ciononostante deve buona parte della sua ben retribuita fama (già nel 2005 intascava quasi 285.000 euro annui) ad una comparsa televisiva - la prima di una interminabile serie che continua tutt’ora i giovedì sera - ovvero quella del 14 marzo 2001 ad una trasmissione di Daniele Luttazzi nella quale al nostro fu concesso di parlare, o meglio di sparlare di Berlusconi per minuti e minuti. Ovviamente senza contraddittorio.
Eh già, perché Travaglio non ama repliche o, peggio ancora, domande. Qualche mese fa sono andato ad ascoltarlo ad un incontro a Trento e anche in quella occasione, a parte il pubblico che applaudiva commosso al punto che pareva di essere ad un Angelus del Pontefice, non ho potuto fare a meno di osservare la totale assenza di interventi che non fossero patetiche sviolinate.
Il meccanismo è ormai collaudato: Travaglio parla o scrive e molti lo osannano, senza andare poi a verificare se quanto da lui affermato corrisponda a verità.
Cosa che invece ha fatto il giudice che, per la prima volta, ha condannato Travaglio a 8 mesi di carcere, subito cancellati dall’indulto di mastelliana memoria contro il quale il giornalista ha speso parole di fuoco: altra contraddizione.
E non è finita. Travaglio, dicevamo, conosce a memoria i numerosissimi processi contro Berlusconi, passati e presenti, e non manca di sottolineare le prescrizioni che avrebbero salvato il Cavaliere da condanna certa.
Non solo: l’erede di Montanelli, come incautamente lo chiama qualcuno, ama avanzare ipotesi inquietanti circa presunti legami tra Berlusconi e la mafia.
Peccato che tutti gli elementi che, negli anni, i magistrati hanno avuto in mano al riguardo li abbiano sempre portati all’archiviazione: quei processi non si sono risolti per prescrizione o grazie alle cosiddette leggi ad personam; quei processi non sono mai cominciati.
Antonio Ingroia, magistrato che non ha certo la fama del garantista e che fonti ufficiose descrivono intimo amico di Travaglio, ha affermato che, piuttosto che complice, Silvio Berlusconi è da considerarsi “vittima” del sistema mafioso. Capito? Vittima. Il nostro, però, queste cose si guarda bene dallo scriverle.
Non per nulla uno che di lotta alla mafia se ne intende, il procuratore di Palermo Pietro Grasso, alludendo agli articoli di Travaglio, ha parlato di “disinformazione scientificamente organizzata”.
A proposito di legami poco edificanti, vale la pena ricordare che Travaglio, non più tardi di qualche mese addietro, ebbe a sostenere - in televisione ovviamente! - che il presidente del Senato Schifani avrebbe avuto “amici mafiosi”, dimenticandosi di sottolineare che in realtà ad essere incriminati per mafia non furono stretti conoscenti della seconda carica dello Stato, bensì personaggi ai quali quest’ultimo era stato legato decenni or sono e per pochissimi mesi.
Dopo quelle pepate dichiarazioni, però, si scoprì che ad aver avuto a che fare con un personaggio, dice una sentenza, “estremamente compromesso col sistema criminale”, fu proprio Travaglio il quale, nel 2003, con questo galantuomo ci trascorse le vacanze.
Piccolo particolare: il personaggio in questione è Pippo Ciuro, maresciallo dei carabinieri che indagò su Dell’Utri e sui Finanziamenti Fininvest. Sarà una coincidenza?
Andiamo avanti. Il “Saint Just della mutua”, com’è stato apostrofato da Fedele Confalonieri, passa dunque per un “esperto” di legge e giustizia. In realtà, così esperto di giustizia Travaglio non è visto e considerato che in un suo libro ha scritto che Roberto Castelli, esponente di spicco della Lega Nord, è stato condannato mentre, fino a prova contraria, Castelli risulta essere incensurato.
Sempre ad Annozero, dove recita la parte dell’oracolo, Travaglio si è fatto spiegare da Flavio Tosi, sindaco di Verona dalla parlata non certo accademica, la differenza (che ignorava) tra finanziamento illecito e corruzione: che figuraccia.
Gabriele Mastellarini, un collaboratore del settimanale l’Espresso, al quale collabora anche il beniamino dei nemici di Berlusconi, ha osato ricordare questa incredibile gaffe con Tosi sul suo blog ed è stato licenziato in tronco: ma non era Travaglio la firma scomoda e ribelle?
Non era, come ama definirsi, un “liberal-montanelliano”? Se è sufficiente ricordare i suoi errori per essere licenziati, evidentemente qualcosa non quadra.
Altra chicca sono i suoi libri: decine di possenti tomi con citate centinaia tra sentenze e verbali, eppure mai, in quegli imponenti capolavori, compare un’associazione che col potere politico ed economico ha molto a che fare: la massoneria.
Certo, si parla spesso della P2. Ma chi glielo spiega a Travaglio che quella Loggia non esiste più da decenni mentre, ad oggi, in Italia vi sono almeno due potentissime loggie massoniche di cui si sa poco o nulla?
Un’ultima contraddizione di Travaglio è l’odio che costui riserva agli elettori di Berlusconi, dei quali parla come se fossero un gregge di idioti.
Sbaglio o Travaglio ha collaborato al Giornale, sì proprio il Giornale del gran cattivone di Berlusconi, dall’88 al ’92? Lui che grazie ai soldini di Berlusconi ha campato, forse, dovrebbe avere un po’ più di rispetto verso chi, il Cavaliere, ha avuto solo la “colpa” di votarlo alle urne, no?
Certamente un po’ di rispetto dovrà averlo verso i pregiudicati, visto che da qualche giorno è lui stesso parte della categoria.
Giuliano Guzzo su Il Giornale di Vicenza di domenica 26 ottobre 2008



lunedì 27 ottobre 2008



Vince il concorso a Medicina ma è laureata in Lettere


ROMA -
Et voilà, dal cilindro di un docente a contratto escono i nomi dei vincitori di due concorsi per tre posti da ricercatore. Accade prima che si svolgano le prove. Teatro: la facoltà di medicina dell'università Cattolica del Sacro Cuore. Così, quei concorsi che appaiono pilotati, finiscono nel mirino delle indagini coordinate da Maria Cordova, procuratore aggiunto di Roma. La previsione centrata e non solo: a incuriosire gli inquirenti, ci sarebbero i titoli dei vincitori. In particolare, il possesso di una laurea in lettere per un concorso in medicina legale vinto dalla figlia di un ordinario della facoltà e componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo.

Gli inquirenti vogliono chiarire se le prove sostenute da diversi aspiranti ricercatori per l'istituto di Medicina legale dell'università Cattolica del Sacro Cuore siano state decise anzitempo. In anticipo, come le previsioni di un candidato escluso. I carabinieri della sezione di palazzo di giustizia hanno concentrato le indagini proprio sul concorso svolto per la nomina di un ricercatore a Medicina legale e vinto da una candidata con una laurea in Lettere.

Il sostituto procuratore Maria Cristina Palaia ha disposto nei giorni scorsi l'acquisizione della documentazione inerente la selezione. L'inchiesta, al momento contro ignoti, è scattata dopo alcuni esposti. In particolare quelli di uno dei candidati che aveva partecipato alle due selezioni e previsto i risultati delle prove. E per dare maggiore valore probatorio ai suoi pronostici, aveva inviato una lettera al ministro dell'Università e della Ricerca con i nomi dei futuri vincitori, quando ancora non si conoscevano numero e identità dei concorrenti. In effetti, su sei candidati, ha centrato il nome dei due fortunati.

A tutta risposta, dal ministero è arrivata al docente a contratto la comunicazione che le sue segnalazioni erano state girate alla magistratura. E adesso, con la procura di Roma, a occuparsi del caso sono anche i giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio.







Le indagini dei pm tendono a chiarire se il possesso di una laurea in lettere per un concorso in Medicina legale, sia titolo adeguato. Tanto più che le prove vertevano sugli accertamenti dell'autopsia. Certo, nel bando la Cattolica chiede che i candidati sappiano anche di Bioetica clinica. Ma proprio sulle parole sembra consumarsi l'equivoco. E la vittoria del concorso. La candidata scelta, infatti, ha sì un curriculum orientato sulla Bioetica ma non, naturalmente, su quella clinica. I magistrati vogliono far luce sulla regolarità delle prove e sulle procedure.

E sciogliere ogni dubbio sui possibili vantaggi derivanti dalla parentela stretta della vincitrice con un prof di Medicina che siede anche nel cda dell'università.
Ora il candidato escluso dopo cinque anni di insegnamento si sfoga: "Non è la prima volta con lo stesso presidente di commissione: anche l'anno scorso fui l'unico escluso in un concorso per dottorato in Scienze medico-forensi pur essendo il solo ad avere in tasca la laurea in Medicina".
di Marino Bisso e Carlo Picozza su La Repubblica

giovedì 23 ottobre 2008

mercoledì 22 ottobre 2008


Non discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.

martedì 21 ottobre 2008


Oggi la mia gattona Holly compie 12+1 anni (fate voi la somma io quel numero non lo voglio scrivere) poteve vederla in tutto il suo splendore nel più felinoso blog della rete curato da Antonella: 
http://www.gattiandgatti.splinder.com/  Grazie!!!

lunedì 20 ottobre 2008



Adoro l'autunno, peccato non abitare vicino a posti così belli... ma perchè non sognare ogni tanto? Magari con il superenalotto...

giovedì 16 ottobre 2008

A Travaglio 8 mesi di carcere: lo salva l'indulto

Il presunto collega Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di prigione e 100 euro di multa perché diffamò Cesare Previti, al quale andrà anche un risarcimento di 20mila euro che sarà probabilmente sborsato dall’Espresso. Il settimanale, infatti, il 3 ottobre 2002 ospitò un articolo diffamatorio sicché la direttrice Daniela Hamaui, a ruota, è stata condannata a 5 mesi e 75 euro che è una pena piuttosto elevata, se rapportata al di lei cosiddetto «omesso controllo». Ma siamo solo al primo grado, e la pena in ogni caso è stata sospesa per entrambi.


La diffamazione è il reato a mezzo stampa per eccellenza, spesso fisiologico a chi scrive di cose giudiziarie: nel caso di Travaglio, tuttavia, la condanna lo trasforma in un classico bersaglio del suo stesso metodo. Il reato è del 2002, ma giudicato nel 2008, dunque è presumibile che andrà in prescrizione prima del giudicato; il reato, inoltre, ricade tra quelli coperti dall’indulto approvato nel 2006; il reato, infine, stando al suo gergo da film con Thomas Milian, trasforma Travaglio in un «pregiudicato» poiché in precedenza era stato condannato sì come diffamatore, ma solo in sede civile. Condannato, oltretutto, sempre per azione di Previti: nel 2000, per un suo articolo pubblicato sull’Indipendente nel 1995, il tribunale l’aveva già condannato al pagamento di 79 milioni che gli furono progressivamente decurtati dal reddito mensile.


Nel febbraio scorso, poi, nella sua Torino, Travaglio è stato condannato a risarcire Mediaset e Fedele Confalonieri per alcune ingiurie pubblicate sull’Unità del 16 luglio 2006; la notizia di questa condanna registrò tra l’altro un curioso episodio: un collaboratore dell’Espresso, Daniele Mastellarini, scrisse sul suo blog che «Travaglio, che è sempre molto preciso sulle condanne altrui, scrive che “dovrò pagare 10mila euro più le spese al dottor Fedele Confalonieri”, mentre in realtà sono 12.000 e dimentica la pubblicazione dell’estratto sul Corriere della Sera, che ha un costo non indifferente. Travaglio non riporta anche la condanna a risarcire Mediaset per 14.000 euro, e soprattutto non dice che davanti al giudice ha definito la propria rubrica “di carattere satirico”». Questo scrisse Mastellarini prima che il suo rapporto con l’Espresso, senza nessuna spiegazione, avesse a interrompersi. Altre querele, come una di Antonio Socci, Travaglio le ha scansate chiedendo pubblicamente scusa.


Ma torniamo a ciò che in una botta sola trasformerebbe Travaglio in pregiudicato o prescritto o indultato. L’articolo del 2002 era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa Nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». E già qui il cosiddetto «sottinteso sapiente» pare chiaro. Lo sviluppo, poi, è ignobile: classico copia & incolla a tesi dove un pentito mafioso spiega che Forza Italia fu regista di varie stragi e fece un patto elettorale con Cosa Nostra. Il pezzo di Travaglio farebbe schifo già così, ma la sua disonestà intellettuale deve ancora dare il meglio. Vediamo. Il pentito del caso, Luigi Ilardo, raccontò queste cose che finirono in un rapporto redatto nel 1993. Ma Ilardo venne freddato da due killer nel 1996, talché «quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza “istituzionale”, ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente». Chi ha raccolto le confidenze del pentito, si legge, è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, in seguito coinvolto in un processo su presunti blitz antidroga pilotati. Riccio, nel 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri e al tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in associazione mafiosa. Taormina negherà, ma secondo Riccio in quello studio si predisposero cose losche: aggiustare deposizioni, scagionare Dell’Utri, cose del genere. Poi l’infamia. Travaglio cita un verbale reso da Riccio, sempre nel 2001: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E praticamente finisce l’articolo: l’ombra di Previti si allunga dunque su traffici giudiziari, patti con Cosa Nostra, regie superiori e occulte.


Il dettaglio, l’infamia, è che Travaglio non mette il seguito della frase. Eccola per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri». Questo è il presunto collega che questa sera arringherà le folle ad Annozero. Questo è Travaglio.


Filippo Facci su Il Giornale di oggi 16/10/2008


lunedì 13 ottobre 2008

MI SONO ROTTA


Mi sono rotta di cercare di ragionare con certi individui, mi sono rotta di essere tollerante e difendere le idee altrui... non voglio più cercare di aiutare chi non la pensa come me. NO!
No perchè per me siete in torto, torto marcio. Quindi se sei comunista, e sei fiero di esserlo e sei convinto che le tue idee cambieranno il mondo, o almeno lo miglioreranno vai in altri blog ad offendere e denigrare. Perchè non siete capaci di fare altro.
Questa è casa mia, non potete entrare con le scarpe sporche o sputare sentenze. Qua non regna la libertà, no è casa mia e se non mi va non entri, non insozzi me e i miei amici.
Tu, voi, plurale majestatis mai come in questo periodo mi state sugli zebedei perchè siete fuori tempo, non vivete la realtà, vi nascondete dietro al dito... non avete il coraggio di niente se non di sputare e denigrare... beh questo non è costruttivo.
Con non cordiali saluti.

sabato 11 ottobre 2008


Come d'abitudine appena sveglia metto su sky per sentire le ultime notizie, apprendo  della morte di Joerg Haider. Secondo me non è stato un incidente. Recentemente ho letto una sua intervista e ho pensato che aveva troppo seguito e che qualcuno non avrebbe voluto che andasse avanti.  Posso sbagliare, ma l'istinto mi porta a pensare a ciò.

venerdì 10 ottobre 2008

Cane abbaia e salva i padroni
La Spezia, abbaia fino a svegliarli


Un cane ha salvato i propri anziani padroni da morte certa, dopo che un incendio stava devastando la loro casa a La Spezia. L'animale ha cominciato ad abbaiare senza sosta,  fino a quando la coppia non si è svegliata: i due hanno trovato la casa già avvolta dalle fiamme e si sono precipitati subito in strada con l'animale, chiamando i soccorsi. La casa è rimasta gravemente danneggiata dalle fiamme.


I vigili del fuoco hanno lavorato circa tre ore e mezzo per domare il rogo: da chiarire le cause dell'incendio, che potrebbe avere avuto origine da un corto circuito.


notizia tratta su www.tgcom.it


giovedì 9 ottobre 2008

«Ero a letto, avevo 12 anni, stavo aspettando mio papà che tornasse con la mamma. Mio papà lavorava in diga, era uno dei controllori. Aveva iniziato il turno alle 14, alle 22, finito il turno, avrebbe percorso come sempre i dieci chilometri che distavano dal paese e sarebbe andato a prendere mia madre, che lavorava nel centro di Longarone. Si facevano sempre una passeggiata romantica a piedi per ritornare a casa insieme. Erano due innamorati. Ho sentito arrivare papà, da solo, e poi subito andare via con la macchina. Dopo 5 minuti un tuono fortissimo, pensavo fosse il temporale. Anche mia nonna lo pensava, è entrata in camera mia e ha detto chiudo le imposte arriva il ...non ha fatto in tempo a finire la frase. È andata via la luce. Ho sentito come se la mia faccia fosse tirata per i capelli, c’era come un buco che mi voleva risucchiare e la stanza che si allargava e poi restringeva. Il viso come una medusa, appiccicoso e tirato. Avevo le mani lungo i fianchi ma ho avuto un moto di ribellione e ho alzato le braccia davanti a me: dovevo toccarmi il viso, credevo di non averlo più. Così mi sono salvata, sono riemersa da sotto terra, ero stata spazzata via, lontano 350 metri da dove era la mia casa, il mio letto, ero sepolta da fango e acqua. Ma l’acqua non la ricordo, non ricordo il bagnato. Ora dopo 45 anni, devo dormire con la finestra sempre aperta, non riesco a farmi il bagno in una vasca, per bere un bicchiere d’acqua ho bisogno di fare piccoli sorsi, mi manca il respiro. Il mio sogno sarebbe quello di diventare una subacquea».


45 anni fa il disastro del Vajont. 30 i sopravvissuti, 1.917 persone inghiottite dal fango


da La Stampa.it di oggi giovedì 9 ottobre 2008

sabato 4 ottobre 2008

Ma da Parma arrivano dei ringraziamenti

Da cittadino di Parma, prima ancora che da giornalista, desidero rivolgere un ringraziamento pubblico al sindaco di Verona, Flavio Tosi, per quella sua frase «chi dice che Parma è razzista dice un’idiozia», pronunciata durante l’ultima puntata di Annozero di Michele Santoro. Una trasmissione costruita in modo scientifico per «costringere» il pubblico televisivo ad arrivare a un’unica conclusione.
Non solo Parma, ma il Paese intero, sono diventati ormai una sorta di festival permanente dell’odio etnico e xenofobo. La fotocopia quasi perfetta del Sud Africa del peggiore apartheid. Come, tutt’altro che fra le righe, ha cercato di avvalorare pure un altro ospite della puntata. Quel Gad Lerner che, in pratica, ha invocato la nascita in Italia di un partito di soli immigrati quale unico strumento rimasto a questi ultimi per difendersi dalla dilagante violenza quotidiana cui sarebbero esposti per mano della popolazione «indigena». Cioè di tutti noi che in questo Paese ci siamo nati. Prerogativa che, oramai, sembra essere diventata l’equivalente della lettera scarlatta che l’eroina del romanzo di Hawthorne è costretta a portare impressa sul petto (ma il pensiero vola subito alla stella cucita sugli abiti con cui gli ebrei erano obbligati ad andare in giro nell’Europa nazista).
Siamo, dunque, al trionfo di un razzismo alla rovescia. Se non il peggiore, certamente il più folle. Perché chi ha già paura (cioè i cittadini normali e per bene bianchi, neri o gialli che siano) sarà spinto dalla sua maligna e irresponsabile predicazione ad averne ancora di più. Mentre i violenti e i criminali, di nuovo non importa se bianchi, neri o gialli, se ne serviranno per poter mascherare ancor più comodamente i propri attacchi alla civile convivenza.
E dunque grazie, sindaco Tosi. Per quelle sue parole forti e chiare, come solo il buon senso e la coscienza a posto sanno ispirare. Grazie di cuore.
Con la speranza di riaverla presto qui a Parma a riaffermare insieme al sindaco Vignali, e a nome di tutti i cittadini di questo Paese di buona volontà, che siamo un popolo che rifiuta qualsiasi razzismo. Compreso il razzismo alla rovescia dei vari Santoro, Lerner e compagnia.


Pino Agnetti
giornalista e scrittore


Su L'Arena di  oggi 4 ottobre 2008

mercoledì 1 ottobre 2008

lunedì 29 settembre 2008


Può accadere, girando tra i vari blog, che si trovi un post  che non ci piace o che non ci interessa. Sono aperta a dialogo, discussioni e ragionamenti. Ma se un post non ti interessa proprio o non ti cambia la vita non lo vai a scrivere nei commenti. Non lo vai a sottolineare o a scrivere perchè se la padrona di casa del blog lo ha messo in evidenza a questa persona interessa o ci tiene o per qualche motivo quella "cosa" o quella "scemenza" scritta ha un valore. Stupido o importante che sia è buona creanza rispettare.. 
Personalmente se trovo qualcosa che non mi interessa o che reputo superficiale non lo faccio notare passo oltre e penso che il mondo è bello perchè è vario, perchè una cosa che a me non ha colpito ha fatto fermare a riflettere un altro essere umano. E' questione di sensibilità e di tante, infinite sfumature di grigio. Una grande dote è capire anche questo.

sabato 27 settembre 2008

venerdì 26 settembre 2008

Dalla Sars ai giocattoli al piombo:
l'ultimo dono dal paradiso comunista

Di che immagine andiamo parlando? L’immagine della Cina è peggiorata solo per chi non aveva nessuna immagine della Cina. L’immagine è sempre quella: il singolo che finisce schiantato sull’altare di una collettività inafferrabile, e nel caso stiamo parlando di decine di migliaia di bambini che sono stati lasciati intossicare o morire per non disturbare le Olimpiadi. È una qualsiasi storia cinese, è uno dei milioni di orrori infrattati in quell’inferno della Storia che assomma il peggio del comunismo e del capitalismo. La differenza è che si parla di bambini e noi occidentali diveniamo ipersensibili, cominciamo a chiederci quanto la Cina sia effettivamente lontana, e un’altra differenza è che la faccenda riguarda le Olimpiadi, e noi purtroppo c’eravamo. Ecco perché la storia è lentamente scivolata sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.
In realtà era almeno dal 2005 che le aziende casearie cinesi sofisticavano il latte aggiungendo quella melamina che all’apparenza lo rendeva più proteico: una sorta di doping. Parliamo dello stesso latte per l’infanzia che i non aggiornatissimi pediatri cinesi hanno prescritto per anni a famiglie che vedevano tuttavia languire i loro bambini: il fegato bloccato, le ossa deboli, dolorosissimi calcoli renali, i sintomi più vari e preoccupanti. Poi la storia cinese entra nel vivo. Il 2 agosto scorso il sindaco di una città del Nord-Ovest, a 300 chilometri da Pechino, lesse un rapporto dove si spiegava che le aziende che sofisticavano il latte erano ben 22. Il disastro era prossimo e c’era da muoversi subito: e infatti chiusero il rapporto immediatamente in un cassetto. Nulla doveva oscurare la sfavillante macchina olimpica che il regime oliava da anni. Oltretutto una delle aziende, la Yili, sponsorizzava alla grande proprio le Olimpiadi, e morale: il sindaco ha tirato fuori il rapporto solo il 4 settembre, e il capo dell’Authority che vigila sulla qualità del cibo in Cina (ne esisterebbe una) non ha avvertito l’Organizzazione mondiale della sanità sino all’11 settembre: le Olimpiadi erano finite da abbastanza tempo. Diversi bambini, intanto, erano già morti, e decine di migliaia intossicati.
C’è un miliardo e 200 milioni di cinesi che di base resta un popolo che non può permettersi il latte, tanto che in buona parte delle regioni interne non è neppure in vendita: altrimenti staremmo parlando non di migliaia, ma di milioni di bambini. Intossicati. E morti. Di che immagine stiamo parlando? La Cina è il Paese che per un anno e mezzo riuscì e celare l’epidemia del virus Sars per ragioni pure quelle d’immagine: i dirigenti cinesi temevano che potesse scoraggiare gli investimenti occidentali. Solo il coraggio di un medico dapprima perseguitato e incarcerato, Jiang Yanyong, permise di diradare la cortina fumogena e a rivelare che le autorità cinesi erano dovute ricorrere alle forze armate per cercare di contenere l’epidemia. Sicché il vicepremier cinese, nell’aprile 2003, dovette fare ammenda davanti ai giornalisti di tutto il mondo: «Scusateci se i nostri servizi sanitari non hanno collaborato coi vostri media. Abbiamo fatto un cattivo uso dei nostri scienziati». Scusateci. Peccato che intanto il virus era passato in Canada e in Europa. Ci ricordiamo di ciò che ci riguarda. Tante madri europee e statunitensi ricorderanno senz’altro lo scandalo dei giocattoli cinesi verniciati al piombo: tutti esportati in Occidente e destinati a bambini di età prescolare (parliamo di Mattel, Fisher Price e giganti del genere) giacché la Cina produce il 75 per cento dei giocattoli mondiali. Un rapporto del 2005 stimò che il 60 per cento delle fabbriche cinesi usava vernici con un contenuto di piombo superiore ai limiti di sicurezza internazionali. E uno studio dell’anno prima aveva stimato che il 10,5 per cento dei bambini occidentali presentava almeno 100 microgrammi di piombo in un litro di sangue, livello considerato nocivo dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Il problema, come detto, è che a certi temi siamo ipersensibili, ad altri meno. Quanti sanno che la RC 2 Corporation di New York nel 2007 respinse 1,5 milioni di binari ferroviari di legno perché dipinti con una vernice al piombo dannosissima? E allora dovremmo parlare, restando all’Italia, dei pomodori avariati, dei dentifrici al dietilenglicole (un solvente chimico usato per i prodotti antigelo) e quindi del miele cinese, aglio cinese, funghi cinesi, un futuro cinese per una Cina che è sempre più vicina, per ora, al frigorifero.

Il grande  Filippo Facci
su Il Giornale di mercoledì 24 settembre 2008


 

giovedì 25 settembre 2008


Oggi ho due graditi ospiti sul blog. Sul tema del giorno: gli amici a 4 zampe sui treni!




Dal prossimo 1° ottobre cambiano le regole per il trasporto in treno degli animali. Resta confermata la possibilità di viaggiare con animali di piccola taglia, cioè di cani e gatti che pesino non più di sei chilogrammi, e con altri animali domestici , ma sarà vietato salire a bordo dei treni con cani di media e grossa taglia. 



Tranquilli, la mia dalmata pulciosa e con le zecche sul treno non ce la metto

Volete sapere come la penso io? Io penso che invece la causa sia la scarsa manutenzione delle carrozze (primo) e... degli uomini. Giá perché se non sbaglio le carrozze di notte vengono usate come dormitorio da drogati, immigrati irregolari e compagnia andante. Tutta gente che sicuramente gira pulitissima, al contrario del mio povero cane a cui peró faccio il bagno, cambio regolarmente la federa della cuccia, metto l'antipulci/zecche e vaccino ogni anno contro tutto il possibile immaginabile. Ma non tutti trattano cosí bene il proprio cane direte voi! Vero. Ma solitamente chi viaggia col proprio cane é perché ci tiene, perché lo vuole avere vicino e perché in definitiva se ne prende cura. E sfido chiunque a trovare simili padroni che si portano dietro cani pieni di zecche e pulci perché significherebbe che le hanno addosso pure loro. Certo, il cane che rimane sempre alla catena in giardino magari le ha. Ma, appunto, non sale mai sul treno ne va in vacanza col padrone. E cosí, dopo tante campagne contro l'abbandono, basta l'idea di qualche pagatissimo e intelligentissimo manager non solo per incentivare l'abbandono ma pure per punire quei stupidi padroni che si ostinano a usare il treno (ecologico) anziché l'auto (inquinante) per andare in giro. Con tutti i problemi di polveri sottili e di traffico su gomma che ha l'Italia. Complimenti. Lasciatemi sistemare un pó di cose qui e portarmi via le ultime cose dall'Italia e poi visto che l'auto la guido solo su brevi distanze e l'aereo lo prendo solo se assolutamente indispensabile, l'Italia la saluteró definitivamente. Ma non credo ne sentiró proprio la mancanza. Altro che Bel Paese. Non fatemi ridere. Aggiungo solo che in Francia ho visto cani sul TGV che é l'equivalente dell'Eurostar italiano.
http://www.grissino.blogspot.com




Mi è capitato diverse volte di andare da Milano in Germania, ad Heidelberg in treno. Quello che ho preso io è l'unico treno rimasto che, via Svizzera, percorre la parte ovest della Germania sù fino a Colonia e Stuttgart. E' un treno che fa la sua unica corsa di notte: parte da Milano alle 21,30 circa e arriva puntualissimo alle 5 del mattino ad Heidelberg. Viaggiando di notte è composto per lo più di carrozze letto e di carrozze con cuccette, ma ha anche un paio di carrozze normali di seconda classe. Queste due carrozze sono linde: vetri pulitissimi, così come i sedili di tessuto tipo velluto, intonsi, e, va da sè, i pavimenti senza una briciola, stessa cosa per i portacenere, in Germania si può ancora fumare in alcuni scompartimenti, e i portacartacce, sempre svuotati. Questa è seconda classe, mentre in Italia quando prendo l'eurostar in prima classe mi ritrovo vetri che hanno la patina dei secoli e poggiatesta sui sedili che da bianchi hanno assunto il colore del grasso sebaceo assorbito. Ma anche le poltrone non hanno una cera sanissima. Certo chi viaggia con animali dovrebbe sincerarsi che questi non abbiano zecche e pulci, è una questione di correttezza e di igiene, ma se la pulizia fosse maggiore forse si potrebbero evitare casi come quello citato.
Saluti,
Lucetta.

martedì 23 settembre 2008


Scandalo latte, "azienda sapeva"
Cina: "informata da dicembre 2007"



La Sanlu, la principale azienda casearia cinese coinvolta nello scandalo del latte alla melamina, ha nascosto per mesi la verità. A sostenerlo sono gli inquirenti, secondo i quali l'azienda aveva cominciato a ricevere reclami sugli effetti del latte nel dicembre 2007, ma non ha eseguito alcun test fino a giugno, e ha informato le autorità locali solo il 2 agosto. Queste, a loro volta, hanno trasmesso l'informazione solo il 9 settembre.


mercoledì 17 settembre 2008

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Sto pensando seriamente di creare un logo "no kids" del tipo "io qui non posso entrare" attualmente riservato ai nostri poveri fidati amici a 4 zampe.

venerdì 12 settembre 2008

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lunedì 8 settembre 2008

Cari terrorisi è ora di pagare   


Il 17 giugno del 1974 giunse alle redazioni dei giornali un foglio ciclostilato sormontato da una stella a cinque punte. Era il primo comunicato delle allora e per lungo tempo «sedicenti» Brigate Rosse. Questo il testo: «Lunedì 17 giugno 1974, un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale del Msi in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati».
Era andata così: il sessantenne Giuseppe Mazzola e il ventinovenne Graziano Gilarducci si trovavano quel giorno nella sede milanese del Movimento sociale quando irruppero, pistole puntate, due brigatisti, Fabrizio Pelli e Roberto Ognibene. Sulle scale, a fare da palo, erano appostati Susanna Ronconi e Martino Serafini. Ad attenderli in strada, al volante di un’auto, Giorgio Semeria, autista del commando. Il primo a reagire fu Giuseppe Mazzola, che, nel tentativo di strappargliela di mano, afferrò per la canna il revolver di uno dei due brigatisti al quale, immediatamente dopo, Graziano Gilarducci saltava al collo. Nella colluttazione Mazzola cadde a terra e a questo punto il secondo brigatista esplose due colpi. Il primo colpì alla spalla Gilarducci. Il secondo la gamba e l’addome di Mazzola. Dopo averli resi inoffensivi, il brigatista sparò altri due colpi. Mirando alla testa e uccidendoli - «giustiziandoli» - sul colpo.
Negli anni successivi e fino al 1980, la magistratura sembrò più interessata a seguire la pista «nera» piuttosto che quella, sedicente, «rossa». Ma poi qualche pentito cominciò a parlare, le indagini presero un’altra direzione e il commando di via Zabarella finì sotto processo. E finalmente, nell’anno del Signore 1992, Semeria, Ognibene, Pelli, Serafini, Susanna Ronconi, Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti - la nomenclatura brigatista - furono condannati (gli ultimi tre per «concorso morale in omicidio») in Cassazione. Con sentenza, dunque, definitiva.
Otto anni più tardi, Piero Mazzola, figlio di uno dei due «giustiziati», intentò causa civile «per una questione di principio - precisò - perché se mai arriveranno i soldi, saranno interamente devoluti in beneficenza». Il processo si è concluso in questi giorni con la condanna dei brigatisti al risarcimento dei danni: 350mila euro, oltre agli interessi di 34 anni, ai familiari delle due vittime. Ma i brigatisti pare non abbiano una lira e quel po' lo difendono con le unghie e con i denti (per sfuggire all’ufficiale giudiziario Serafini s’è addirittura barricato in casa. Ma con uno stratagemma l’ufficiale è poi riuscito a entrare pignorandogli il televisore al plasma e un paio di mobili di qualche valore).
Non resta quindi che il pignoramento del quinto dello stipendio, che è poca, pochissima cosa (Curcio è socio di una coop; Susanna Ronconi, lei Caina, lavora per il gruppo Abele; Roberto Ognibene è geometra al Comune di Bologna e gli altri non hanno reddito fisso). I giustizieri la passeranno dunque liscia, ma non così liscia come sperano se fosse accolta una proposta avanzata da Giuliano Ferrara e che facciamo con sincera convinzione ed anzi, con energia, nostra: confiscare i proventi delle esibizioni mediatiche di quel gruppo di assassini. E ci aggiungerei anche i proventi delle loro produzioni editoriali, marchette comprese.
Ciò servirebbe un duplice scopo: rimpinguare la scarsella del risarcimento (che, è bene ripeterlo, andrà tutto in beneficenza) e costringere i brigatisti a smetterla con le loro narcisistiche esibizioni, con le loro deplorevoli «lezioni», con i loro sgangherati e offensivi addottrinamenti e storicizzazioni e, in sostanza, autoassoluzioni. Un provvedimento del genere li indurrebbe a quella discrezione assai somigliante al pudore che fino ad oggi non hanno mai mostrato come mai hanno mai mostrato segno di pentimento. Ed è ora che paghino anche questo.


Paolo Granzotto su Il Giornale di lunedì 8 settembre 2008

domenica 7 settembre 2008


Pakistan, chiede divorzio:. uccisa. Vittima dei parenti una 17enne


Nuova tragedia familiare in Pakistan per un ennesimo caso di matrimonio combinato. Una ragazza di 17 anni sarebbe stata uccisa su commmissione dei suoi genitori per aver chiesto l'annullamento delle nozze alle quali era stata costretta all'età di 9 anni. La 17enne aveva sposato un uomo di 45 anni e da qualche mese aveva intrapreso, con successo, una battaglia giudiziaria per ottenere l'annullamento del matrimonio.
L'omicidio di Saira Nusrat Bibi, questo il nome della ragazza, è stato commissionato dalla su famiglia per punizione nei suoi confronti. Proprio nel momento in cui stava uscendo dal tribunale di Sahiwal, nella provincia di Punjabi, è stata circondata da un gruppo di uomini: presa con la forza e portata davanti ai genitori, è stata poi uccisa.
notizia tratta da
www.tgcom.it

venerdì 5 settembre 2008

Oggi ho ricevuto una gradita sorpresa, Holly (la mia amata gattona) è stata postata sul bellissimo blog felinoso di Antonella R.


Se volete andare a fare un giretto:  http://www.gattiandgatti.splinder.com/


Ciao a tutti/e

domenica 31 agosto 2008

L'uomo della trasparenza

L’appartamento che l’ex magistrato Antonio Di Pietro aveva ottenuto dalla Cariplo, contro ogni regolamento, a chi lo girò? Al figlio Cristiano. Che fece Di Pietro dei famosi 100 milioni prestati da Giancarlo Gorrini? Comprò una casa a Cristiano. Dove lavorava Cristiano, assente ma stipendiato? Alla Maa di Gorrini. Chi affittò all’Italia dei valori, negli anni scorsi, le sedi di Roma e Milano? Di Pietro. L’affitto, pagato con denaro pubblico, era più alto o più basso del mutuo pagato intanto da Di Pietro? Più alto. Ache società erano intestati gli appartamenti? All’immobiliare An.ton.cri, che racchiude il nome dei figli di Di Pietro. Una è Anna. Chi figurò come praticante fantasma nel giornale dell’Italia dei valori, pagato dal contribuente? Anna. Chi è consigliere provinciale a Campobasso? Cristiano. A chi bussò Cristiano per perorare la costruzione di un parco eolico in Molise? Al padre, ministro delle Infrastrutture. L’Italia dei valori appartiene a tre soci: chi sono? Di Pietro, sua moglie e la tesoriera Silvana Mura. Chi gestisce la citata An.ton.cri? Il marito di Silvana Mura. Dove abita Cristiano? In una casa aMontenero. Chi gliel’ha venduta? Il padre. La moglie di Cristiano come si chiama? Lara. Cognome? Di Pietro. Cristiano come ha chiamato suo figlio? Antonio.


Filippo Facci su Il Giornale di ieri 30 agosto 2008