venerdì 31 dicembre 2010


Per restare con i piedi ben piantati per terra.
Si torna alla realtà. Appena rientrata a casa accendo la tv sul canale 500 di Sky... e apprendo che è stato ucciso un soldato italiano in Afganistan. Un ragazzo di appena 24 anni... poco distante da casa mia, io sono di Verona lui era di Thiene in provincia di Vicenza. Le mie condoglianze alla famiglia e a tutte le persone che conoscevano questo giovane uomo. Si chiamava Matteo Miotto.




Grazie a tutte le persone impegnate quotidianamente nel mondo per tutti noi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Buoni (?) propositi per l’anno a venire

Devo impararea non aspettarmi sempre tanto dalle persone...
se ne vale la pena accettarle come sono. Se non ne vale la pena, abbandonarle per strada.
Devo imparare che le parole sono parole.
Che molti le usano come armi. Che il valore che do io alle cose che dico, non sempre è lo stesso per gli altri.
Devo imparare che la gente stupida usa le cose che sa di te, le tue debolezze, per colpirti.
Devo imparare a non arrabbiarmi più per la maleducazione altrui e alzare le spalle con un sorriso e voltarmi.
Devo imparare che la gente c'è quando hanno bisogno. Poi scompaiono.
Devo imparare... tante di quelle cose.
 
Non basta una vita!

venerdì 10 dicembre 2010


Io rispetto i segreti e la magia della natura.
Per questo mi arrabbio quando vedo quello che succede,
ogni secondo distruggono aree enormi di foresta amazzonica.
Sono cose che mi disturbano molto.
Ecco perché scrivo canzoni così, per dare consapevolezza e

speranza, per risvegliare la gente.



Io amo il pianeta.
Ho una passione per gli alberi, per i colori delle foglie che cambiano.
Li amo e ho rispetto per queste cose.
Io sento che la natura sta facendo di tutto per compensare
il nostro maltrattamento della terra.

Il pianeta è malato, è come se avesse la febbre.
Se non lo curiamo ora, arriveremo al punto di non ritorno.
E' l'ultima occasione per risolvere questo problema,
perché è come un treno in corsa ed è giunto il momento, ci siamo.



La gente dice sempre: "ci penserà il governo, loro faranno..."
Loro chi?
Deve partire da noi, altrimenti non succederà mai.



Michael Jackson's This is it

venerdì 12 novembre 2010


ONORE AI CADUTI DI NASSIRIYA
7° Anniversario della strage di Nassiriya



Il 12 novembre 2003 un camion-cisterna davanti alla base italiana Msu dei Carabinieri scatena l'inferno: ci furono 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni, e 40 feriti.            



I CADUTI ITALIANI



Domenico Intravaia
Orazio Majorana
Giuseppe Coletta
Giovanni Cavallaro
Alfio Ragazzi
Ivan Ghitti
Daniele Ghione
Enzo Fregosi
Alfonso Trincone
Massimiliano Bruno
Andrea Filippa
Filippo Merlino
Pietro Petrucci

Massimo Ficuciello
Silvio Olla
Emanuele Ferraro
Alessandro Carrisi
Stefano
Rolla
Marco Beci



Non dimentichiamo tutti i caduti in Iraq ed Afghanistan, militari, civili,operatori umanitari, tutti impegnati nel portare pace, libertà e democrazia in paesi martoriati.

 

martedì 9 novembre 2010

45501
sms pari a 2 Euro per aiutare la popolazione Veneta alluvionata!
Grazie :)

venerdì 5 novembre 2010



Veneto, gli alluvionati spalano fango Mentre a Napoli si fa la guerriglia




Ignorato dai politici, il Nord Est si rimbocca le maniche senza aspettarsi aiuti da Roma. Con il dubbio che il ricatto e la lamentela paghino



Sono un polentone bagnato appena uscito dalla fanghiglia che ha sommerso gli abitanti di Vicenza, Padova e dintorni causa l’esondazione del Bacchiglione. Migliaia gli sfollati e centinaia le famiglie trasferite nei palazzetti dello sport e arrangiate con le coperte lise dell’ultimo istante. Una silenziosa mobilitazione di persone vittime non solo di piogge cospicue, ma anche della tragica manipolazione umana del territorio e delle campagne, che si rifiutano di drenare gli acquazzoni. Una situazione drammatica dalla quale però non si è levato uno strillo. Non uno strepitio di folla che reclamava vitto e alloggio, imprecando contro lo Stato reo di averli abbandonati. Non una vedova in lacrime e litanie morbose. Non una rampogna contro gli amministratori locali e nazionali. Non un Matrix o un Porta a Porta o un approfondimento rosso. Eppure Bertolaso ha constatato dall’alto dell’elicottero la gravità della situazione con interi paesi come Caldogno sott’acqua e i conseguenti danni incalcolabili alle attività produttive.




Nonostante ciò, né un rappresentante del governo né dell’opposizione sono venuti in Veneto, impegnati come sono a disquisire su temi d’eccellenza come Ruby & C. Nessuno ha chiesto finanziamenti e nessuno men che meno li ha promessi. Il governatore ha timidamente accennato che serviranno denari per la ricostruzione: il veneto però non ama bussare ai palazzi romani per avere schei. Si vergona, arrossisce. Preferisce rimboccarsi le maniche, olio di gomito e giù a sgobbare per rimettere insieme i cocci della disperazione. Siamo così: un po’ tontoloni, ma grandi lavoratori. Dignitosissimi creduloni, ma non fessi, salvo non si tratti di qualche avvenente moldava. Diamo a Roma senza nulla pretendere. Loro ci pensano cornuti e mazziati, noi, invece, consapevoli della nostra poco corrisposta magnanimità, ci riteniamo «diversamente italiani».



Diversi da quei connazionali che strepitano da settimane fino ad arrivare alla guerriglia urbana perché non solo non si degnano di raccogliere in modo differenziato e civile la loro monnezza, ma non vogliono nemmeno smaltirla in casa propria. L’inceneritore di Padova invece riceve spazzatura campana, ma nessuno dei «diversamente italiani» si è mai sognato di andare in piazza a far baccano. È un modo diverso di essere italiani, prima ancora di tramutarsi goliardicamente in padani. È un modo diverso di rispettare lo Stato e la res publica. Un retaggio del Regno Lombardo-Veneto, un rigurgito della tanta polenta mangiata quando nel dopoguerra eravamo poveri e affamati. Le privazioni insegnano lo spirito di sacrificio e in Veneto abbiamo sempre battuto i denti per il freddo e la fame dall’epoca fascista fino al pentapartito. Poi, con il miracolo Nordest e Berlusconi, abbiamo iniziato ad avere qualche ministro e a toglierci qualche soddisfazione: il Mose a Venezia, il Passante di Mestre e addirittura la linea ferroviaria Venezia-Roma inclusa nella Tav.



Rimarremo sempre però degli inossidabili lavoratori che non amano chiedere perché siamo ingentiliti da quella nobile timidezza a sfondo evangelico che precetta di «non chiedere perché vi sarà dato». Nessuno però darà nulla ai veneti che assistono increduli a D’Alema che interrogherà il Cavaliere sulle sue sveltine, ma non si preoccupa di centinaia e centinaia di fabbriche in malora e di operai senza tetto. Al ministro dell’Interno che rassicura gli italiani sui destini di Ruby, ma non spende una parola per migliaia di padani sfollati.



Sul Veneto è calato il silenzio della politica a corto di moneta. Hanno ragione allora i napoletani a scatenare l’inferno a Terzigno: con il ricatto ottengono denari e promesse. Il premier corre a Napoli per rassicurarla e la monnezza in eccesso arriva a Padova. Il mio allenatore Mario diceva sempre: «È vent’anni che magno risi e bisi, perché me chiamate ancora terrone?». Forse ora l’ha capito anche lui...
 




Matteo Mion - Il Giornale 05 nov 2010

www.matteomion.com






giovedì 21 ottobre 2010


Ho proprio pensato a lei nei giorni in pieno maramsa de Il Giornale. Chissà perchè alcune "indagini" vengono messe sotto silenzio e altre vengono urlate.



Clementina Forleo: no, la legge non è uguale per tutti



Viso e parole affilatissimi nonostante il sorriso e la dolcezza della maternità appena voluta a dispetto dell'anagrafe, Clementina Forleo, 47 anni, non smentisce la sua fama di giudice che non teme di cantare fuori dal coro (per questo, nel 2008, è stata «esiliata» a Cremona) e ricorda che «l'articolo 82 della Costituzione prevede che il Parlamento costituisca una commissione d'inchiesta qualora particolari motivi di interesse pubblico lo ti chiedano». Smentendo così, indirettamente, chi ha invitato il premier ad «andare  a leggersi la Costituzione».   
Non so se la situazione sia tale da richiedere effettivamente una commissione parlamentare d'inchiesta. In alcune regioni però, e soprattutto in certe procure più esposte ai riflettori si sono verificati da parte di alcuni pm eccessi di potere che meriterebbero di essere valutati. A prescindere dal caso Berlusconi.
Susciterà un vespaio...    
Ci sono abituata.    
Ma lei è favorevole a una commissione parlamentare?    
Non sono contraria a patto che, accertati i presupposti concreti circa la sua istituzione, ponga poi l'attenzione a 360 gradi su ciò che è accaduto negli ultimi anni, senza fare sconti a nessuno, superpotenti e intoccabili  compresi. Io stessa, a quel punto, chiede rei di essere ascoltata perché si indagasse sulla vicenda delle scalate bancarie (che coínvolgeva esponenti del Pd, comeMassimo DAlema e Nicola Latorre, ndr) che mi è stata sot tratta tra il maggio e il 29 luglio 2008.
Che cosa lamenta?
Le carte concernenti la posizione del senatore Latorre, che in seguito alla mia richiesta tomavano dal Senato, stranamente] non arrivàrono mai sullamiascrivania. Finché, approfittàndo di una mia assenza di sette giorni, dopo oltre due mesi il pm le dissotterrò per inoltrarle «con urgenza» al gip di turno. Questi le rispedì al Senato senza informarmi, mentre ero stata tenuta al corrente di ogpi dettaglio anche durante le ferie. Questo salvò Latorre. Se invece le carte fossero arrivate a me, che ero il giudice naturale; le avrei inoltrate al pm affinché decidesse se avviare o meno un procedimento, come già avevo fatto per D'Alema. Ritengo che questa sia una delle pagine più nere della giustizia e della storia del nostro Paese. Per questo richiedee chiarezza.
Per questa vicenda Anna Finocchiaro l'ha appena querelata.
Le ho risposto con una denuncia per calunnia. Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato ed ex magistrato, mi querela oggi per unavicenda che risale atre anni fa e riguarda un «summit» che si tenne nel suo ufficio per avviare un procedimento disciplinare contro di me, come poi effettivamente accadde, perché stavo per depositare la trascrizione di conversazioni imbarazzanti che vedevano coinvolti, suoi compagni di partito. Il punto è che le dichiarazioni per cui mi si querela, mai smentite, sono state rilasciate tre anni fa alla procura di Brescia dall'ex senatore Ferdinando Imposimato. Non sono io da querelare.
Vuole dire che la giustizia non è uguale per tutti?
Lo dico da magistrato e  ad alta voce: la legge non è uguale per tutti. Prendiamo il caso della pm barese Desirèe Digeronimo: attaccata in modo violento da Nichi Vendola,  per le indagini che stava svolgendo, anche a suo carico, nessuno è intervenuto in sua difesa o ha aperto una pratica a tutela. Zero! Mentre se si prova a toccare un pm di Mani pulite o di Caltanissetta o di Palermo, che si sta occupando di un possibile coinvolgimento del premier nella stagione delle stragi si assiste a una levata generale di scudi e alla mobilitazione del Consiglio superiore della magistratura e dell'Associazione magistrati. E magari all'intervento di Antonio Di Pietro, il quale, silente sui due episodi che ho esposto, ha ripetuto più volte che si deve abbattere Berlusconi «anche scendendo a patti con il diavolo». L'affermazione mostra che l'ex magistrato Di Pietro vive l'avversario politico come un nemico da abbattere, con qualsiasi mezzo. Purtroppo un problema della giustizia è dato da certe frange del potere giudiziario che insorgono o tacciono a seconda di un interesse politico.
Secondo lei, un magistrato non dovrebbe fare politica?
No, se non togliendosi definitivamente la toga. Per duevoifemi è stata offerta. una candidaturaeonostante la consapevolezza che questo avrebbe potuto liberarmi da tanti problemi, per due volte ho rifiutato. Voglio cóntinuare a fare il giudice e credo di poterlo fare ancora con passione, autonomia, serenità
Che rosa c'entra la serenità?
Guai a mancare.di serenità rispetto ai casi che si trattano. Ecco perché certi pm, che si occupano sempre dei medesimi indagati, a un certo punto dovrebbero fare un passo indietro. A meno che non ci sia una con-. nessione'oggettiva fra i vari procedimenti, non dovrebbe essere possibile essere titolari a vita di indagini contro la stessa persona,: perché ciò intacca la serenità nel sostenere l'accusa o l'immagine di serenità che anche un pm'deve garantire
La magistratura non è una casta? Guai a parlare di riforme, a toccare gli stipendi, a chiedere un trasferimento...
Non sono una che difende la casta, ma sui trasferimenti spezzo una lancia per la categoria: non bastano gli incentivi economici per invogliare un magistrato d'esperienzaasportarsi in una sede disagiata. Serve anche un incentivo professionale, la garanzia di non essere destinato a smaltire l'arretrato, od occuparsi di fatti marginali.
Non ha detto una parola sulla riforma della giustizia.
Ne ho dette tante, invece: è indispensabile. A partire dal Csm, che deve essere liberato alpiùpresto dal sistema correntizio.
Occorrono regole diverse dall'elezione e quindi una riforma costituzionale, per nominare i componenti del Csm evitando che si istauri una sorta di
voto di scambio tra eletto ed elettore. In seconda battuta è fondamentale la separazione delle carriere. Che non significa, come è stato detto, che il pm deve essere subordinato all'esecutivo, bensì che deve essere messo in concreto nelle stesse condizioni della difesa.
Molti suoi colleghi sono riluttanti.
Io stessa, quando ho parlato della necessità di riforme in un convegno delle camere penali, sono stata attaccata con estrema violenza da illustri esponenti della magistratura associata e si sono permessi addirittura di offendermi, visto che la libertà di certe espressioni è loro concessa, mentre ad altri non concedono neppure la libertà di opinione. Via dunque a questa riforma. Altrimenti sarà il massacro della giustizia.



di Mariella Boerci - 20/10/2010 - Fonte Panorama
 

mercoledì 20 ottobre 2010



Ora i pm indagano anche "Panorama" L'offensiva contro i giornali scomodi


di Gabriele Villa


Una strana coincidenza: il giornalista che aveva scritto delle minacce ricevute dal portavoce della Marcegaglia è accusato di aver utilizzato notizie riservate delle banche dati della Finanza. Arrestato il presunto informatore. Il direttore di Panorama, Mulè: "Se pm e carabinieri diffondono verbali è una cosa normale". Intanto è scontro su Report andato in onda domenica. Il ministro Romani: "Puntata odiosa"
 
Nel Paese delle coincidenze,c’è sem­pre una coincidenza che fa il suo botto a orologeria.
L’ultima è arrivata puntuale ieri, men­tre, nelle edicole, Panorama fa bella mo­stra con la sua copertina dedicata ad un servizio esclusivo. Che svela, già lo abbia­mo ampiamente anticipato su queste stesse colonne, come e qualmente Rinal­do Arpisella, l’uomo di fiducia (ora ex uo­mo di fiducia) di Emma Marcegaglia avesse, un anno fa, usato toni minacciosi nei confronti di un collega del settimana­le, Giacomo Amadori, a proposito di un’inchiesta che questi stava svolgendo e in cui veniva chiamata in causa l’azien­da della presidente di Confindustria. Amadori, evidentemente, si è sentito in dovere di scrivere questo pezzo (docu­mentato peraltro dalle registrazioni del­le telefonate avute con Arpisella) anche per dimostrare come il gran polverone, le polemiche e le accuse di dossieraggio sollevate dallo stesso Arpisella e dalla Marcegaglia contro il Giornale ,per l’ora­mai arcinota telefonata di cazzeggio del vicedirettore Porro, erano e restano leg­germente fuori posto.
L’antefatto era doveroso, visto e consi­derato che l’ultima coincidenza è la se­guente: un militare della Guardia di Fi­nanza, l’appuntato Fabio Diani, in servi­zio a Pavia è stato arrestato e messo ai domiciliari su ordine della magistratura di Milano, per una serie di accessi, non autorizzati, agli archivi informatici delle Fiamme gialle. Il finanziere, secondo l’accusa,avrebbe fornito informazioni ri­servate a un giornalista su una serie di noti personaggi.
Indovinate chi è il giornalista che ha, o, meglio, avrebbe utilizzato sistematica­mente queste informazioni uscite per vie irregolari? Giacomo Amadori. Quel­lo stesso Giacomo Amadori che firma il pezzo-clou di Panorama di questa setti­mana. Guarda, a volte, i casi della vita. E guarda che lodevole efficienza a cor­rente alternata ( un anno dopo i fatti con­testati e giusto nella settimana in cui Amadori è uscito con il suo scoop) nel correre a far pulizia e a punire con l’arre­sto il militare spifferatore quando le Pro­cure, tutte le Procure d’Italia, somiglia­no a enormi forme di gruviera, dai cui bu­chi escono, da sempre, faldoni, verbali di interrogatori, e, naturalmente, anche intercettazioni, prim’ancora che gli in­tercettati lo sappiano.
Detto questo, secondo quanto emerge dall’inchiesta del Pm Elio Ramondini, e dal procuratore aggiunto Alberto Nobili, il finanziere avrebbe effettuato, nel perio­do gennaio 2008- ottobre 2009,un miglia­i­o di accessi all’anagrafe tributaria e a tut­ta una serie di banche dati della Guardia di Finanza.Per questo motivo all’appun­­tato, sposato e padre di due figli, che ha lavorato a lungo alla sala operativa, ma ora fa il piantone in caserma a Pavia, vie­ne contestato, oltre al reato di accesso abusivo al sistema informatico (che pre­vede una pena tra i 3 e gli 8 anni di reclu­sione), in concorso con il giornalista del settimanale di Mondadori, anche l’ag­gravante di aver agito da pubblico ufficia­le e di essere entrato nelle banche dati di apparati di interesse pubblico e militare. Fra i personaggi sui quali l’appuntato Fabio Diani avrebbe fornito notizie ad Amadori, figurano alcuni componenti della famiglia Agnelli, Gioacchino Gen­chi (già consulente in vari procedimenti penali alcuni dei quali diretti dall’ex Pm De Magistris) Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Raimondo Mesia­no, Beppe Grillo, Marco Travaglio e la escort Patrizia D’Addario.
 
Gli inquirenti avrebbero accertato che agli accessi abu­sivi, effettuati dal militare, corrisponde­va, poco dopo, la pubblicazione di noti­zie da parte del giornalista, che si basava­no pro­prio su informazioni riservate con­tenute nelle banche dati. Amadori, inter­pellato al telefono dall’agenzia Ansa si è limitato a un: «No comment», mentre il suo direttore, Giorgio Mulè, ha dichiara­to: «Il nostro giornalista ha fatto solo il suo lavoro, come riconosciuto anche dal magistrato, nella massima trasparenza, per dovere nei confronti del collega e an­che a scanso di equivoci e di chi si voglia mettere a pensare a dossieraggi o kille­raggi. Ci tengo a sottolineare- ha precisa­to il direttore - che il collega ha usato le informazioni ricevute solo per scrivere gli articoli.
Erano dati utilizzabili e non, come si dice, sensibili o coperti da pri­vacy. Amadori ha chiesto solo i dati delle dichiarazioni dei redditi che sono noti. Il Pm che ha poi allegato tutti gli articoli scritti in un paio di anni - ha concluso Mulè - osserva che le informazioni sono state utilizzate con l’unico fine di scriver­li ». Ma, nell’Italia delle coincidenze, dove il «pensiero unico» punta il dito solo con­tro i giornali e i giornalisti che non attac­cano il premier, Emanuele Fiano, re­sponsabile Sicurezza del Pd, giudica quanto sarebbe accaduto «una notizia gravissima». Quindi abbiamo il diritto di preoccuparci.
Su Il Giornale di ieri

 

martedì 12 ottobre 2010


Ecco i nomi dei militari italiani morti dal 2004 al 17 settembre scorso:

Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO - 3 ottobre 2004

Capitano di fregata BRUNO VIANINI - 3 febbraio 2005

Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO - 11 ottobre 2005

Tenente MANUEL FIORITO e maresciallo LUCA POLSINELLI - 5 maggio 2006

Tenente colonnello CARLO LIGUORI - 2 luglio 2006

Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO - 20 settembre 2006

Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA e VINCENZO CARDELLA - 26 settembre 2006

Agente Sismi LORENZO D'AURIA - 24 settembre 2007

Maresciallo capo DANIELE PALADINI - 24 novembre 2007

Maresciallo GIOVANNI PEZZULO - 13 febbraio 2008

Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO - 21 settembre 2008

Maresciallo ARNALDO FORCUCCI - 15 gennaio 2009

Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO - 14 luglio

Tenente ANTONIO FORTUNATO, Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO - 17 settembre 2009

Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO - 15 ottobre 2009

Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO - 26 febbraio 2010

Sergente MASSIMILIANO RAMADU' e caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO - 17 maggio 2010

Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO - 23 giugno 2010

Capitano MARCO CALLEGARO - 25 luglio 2010

Primo maresciallo MAURO GIGLI e caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS - 28 luglio 2010

Tenente ALESSANDRO ROMANI - 17 settembre 2010
 


Caporal maggiore GIANMARCO MANCA, primo caporal maggiore FRANCESCO VANNOZZI, primo caporal maggiore SEBASTIANO VILLE, caporal maggiore MARCO PEDONE - 9 ottobre 2010

E questo è "solo" l'elenco dei militari.

giovedì 7 ottobre 2010


Ungheria, morta fauna fiume Marcali



Dopo fango tossico uscito da industria 



"Tutta la fauna del fiume Marcali è morta", lo riferito il portavoce della protezione civile, Tibor Dobson. "L'ecosistema del fiume - ha proseguito - è stato condannato a morte a causa del valore troppo alto del ph del fango rosso". L'obiettivo è ora "salvare il Danubio e il Raba". Il Marcali è il corso d'acqua più colpito dal disastro ecologico provocato dal fango tossico fuoriuscito dall'impianto di alluminio a Ajka, nell'ovest dell'Ungheria.
notizia tratta da 
www.tgcom.it
 

mercoledì 29 settembre 2010

S O S per Torino e vicinanze
Ci sono 3 gattini da adottare e la loro mamma, una bellissima micia siamese di circa un anno, molto affettuosa, che presto verrà sterilizzata. Fate girare. Contattare Loretta http://www.facebook.com/home.php?sk=lf#!/profile.php?id=1483907976 E' urgente perchè i gatti si trovano in un cortile! Grazie :)

mercoledì 22 settembre 2010

Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.
Martin Luther King

venerdì 17 settembre 2010


 


Soccorrono rom, picchiati uomini del 118
Milano: aggressori dal campo nomadi
Alcuni operatori del 118 sono stati insultati e malmenati alla periferia nord-ovest di Milano, mentre tentavano di soccorrere quattro nomadi coinvolti in un incidente stradale. I soccorritori sono stati costretti a caricare sull'ambulanza in tutta fretta il più grave dei feriti, un 17enne. Il ragazzo è poi morto in ospedale. A prendere a schiaffi il personale del 118 un gruppo di uomini di un vicino campo nomadi.
Notizia tratta da
www.tgcom.it

mercoledì 15 settembre 2010

DONNE IN RINASCITA di Jack Folla
 

Più dei tramonti , più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.

Che uno dice: è finita.

No, non è mai finita per una donna.

Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.

Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.

E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.

Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.

Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.

Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".

E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.

Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.

Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.

Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.

"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
 Se lo sono chiesto tutte.

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle
inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?

E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.

Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.

Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.

E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.

Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.

Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l'aspetti...

giovedì 2 settembre 2010

Mercy Street

Guardando giù, verso le strade vuote, tutto ciò che lei può vedere
sono i sogni fatti diventare sostanza
sono i sogni fatti diventare reali

Tutti i palazzi, tutte quelle macchine
erano una volta solo un sogno
nella mente di qualcuno

Lei si immagina il vetro rotto, si immagina l'energia (o vapore)
Immagina uno spirito
con nessuna fenditura nella cucitura

Portiamo fuori la barca
e aspettiamo fino all'oscurità
Portiamo fuori la barca
e aspettiamo fino all'oscurità

In nessun corridoio di pallido verde e grigio
In nessun sobborgo
Nella fredda luce del giorno

Là, nel suo centro così vivo e così solo
Le parole danno supporto come le ossa

Sognando la Strada della Pietà
indossa il tuo rovescio
Sognando la pietà
ancora tra le braccia di tuo padre
Sognando la Strada della Pietà
Giuro che hanno tolto l'indicazione
Sognando la pietà
tra le braccia di tuo padre

Tirando furi i foglia dai cassetti che scivolano lisci
strappando l'oscurità, parola su parola

Confessando tutti i segreti nel caldo cubicolo di velluto
al prete- lui è il dottore
Lui può gestire l'emozione violenta

Sognando la delicatezza-il tremore sulle labbra
baciando le labbra di Mary

Sognando la Strada della Pietà
indossa il tuo rovescio
Sognando la pietà
ancora tra le braccia di tuo padre
Sognando la Strada della Pietà
Giuro che hanno tolto l'indicazione
Sognando la pietà
tra le braccia di tuo padre

Pietà, pietà, ricercando la pietà
Pietà, pietà, ricercando la pietà

Anne, con suo padre è fuori in barca
solcando le acque
solcando le onde del mare

Peter Gabriel

venerdì 27 agosto 2010



Tutti lì, in fila ad aspettare il verde e scattare.
Vrum vrum tutti pronti, mano sul cambio e piede sull'acceleratore.
Una vita aspettando il verde.

mercoledì 18 agosto 2010



Gli amici sono il modo di Dio per scusarsi dei parenti. 
Hugh Kingsmill

 

lunedì 16 agosto 2010

Verranno tempi migliori? La risposta è si. Basta solo arrivarci.
Na' parola!

sabato 24 luglio 2010

E' umano essere spaventati. E' umano avere paura. Aspetto con ansia che arrivi giovedì e poi sapremo cosa dobbiamo fare. Tieni duro mamma ce la dobbiamo fare!!!

domenica 4 luglio 2010


"La famiglia - il branco - è la cosa più importante della mia vita. Poi vengono il rispetto per il prossimo e la militanza. La vita è troppo bella e preziosa per restare alla finestra e non sporcarsi le mani. Non voglio arrivare a 80 anni e accorgermi che ho vissuto un equivoco. Che ho consumato, e basta. Non mi avranno".


Pietro Taricone

giovedì 10 giugno 2010

Helen Thomas, giornalista veterano dalla Casa Bianca , vuole mandarci tutti in Polonia e Germania

Cara signora, le racconto due o tre cose sui miei genitori
Di Yoram Dori


Gentile signora Thomas, ho saputo delle sue recenti affermazioni secondo cui noi ebrei dovremmo “andarcene dalla Palestina” e “tornarcene a casa, in Germania e in Polonia”. Sono ben convinto che lei sia a conoscenza degli eventi che hanno avuto luogo negli anni 1939-45. Tuttavia, a scanso d’errori, mi pare opportuno raccontarle qualcosa dei miei genitori e delle loro famiglie.
Mia madre fu mandata dai suoi lungimiranti genitori dalla Germania nella Palestina Mandataria britannica nell’anno 1933, quello dell’ascesa al potere dei nazisti. I divieti britannici, che impedivano l’ingresso agli ebrei in fuga dagli orrori nazisti, le resero molto difficile l’immigrazione, e solo fingendo di essere in visita turistica riuscì a entrare e a salvarsi la vita. Sua sorella maggiore Sarah, il marito di lei e i loro tre figli di 12, 10 e 7 anni non riuscirono a trovare il modo di arrivare nella Palestina britannica e vennero spediti dai nazisti in Polonia, dove il loro viaggio verso le camere a gas di Auschwitz fu tragicamente breve. A quanto capisco, è da quelle parti che lei mi vorrebbe mandare.
Anche mio padre, che viveva in Austria, dimostrò intraprendenza e subito dopo l’invasione tedesca si imbarcò per la Palestina britannica. Lungo il viaggio, di nuovo per via dei divieti britannici, fu costretto a gettare in mare il suo passaporto per non correre il rischio d’essere rispedito in Austria, un altro paese dove lei vorrebbe che io mi trasferissi. Suo fratello maggiore e la di lui moglie, che non partirono con lui, vennero assassinati dai nazisti e dai loro collaboratori.
I miei genitori, che – come ho detto – riuscirono a mettersi in salvo fuggendo dall’Europa appena prima d’essere assassinati, sbarcarono in un paese arido e desolato dove si misero a lavorare duramente nei frutteti riuscendo a mala pena a mantenersi, ma dove erano, sia detto per inciso, ben lieti della loro sorte.
Nel 1947, quando ebbero notizia della risoluzione dell’Onu sulla spartizione del paese (in due stati, uno ebraico e uno arabo), come tutti gli altri ebrei scesero a ballare per le strade, anche se gran parte del territorio della terra d’Israele veniva sottratto alla sua sovranità. Per gente che era scampata al rogo della Shoà, era abbastanza.
I palestinesi e i paesi arabi, che avevano ottenuto la maggior parte del territorio, rifiutarono la risoluzione dell’Onu e lanciarono una guerra con lo scopo di annientarci. Erano trascorsi solo tre anni dalla liberazione di Auschwitz e di nuovo noi – gli ebrei – dovevamo affrontare la minaccia dello sterminio. Fortunatamente i seicentomila ebrei in terra d’Israele sconfissero i milioni di arabi in armi (sebbene a prezzo di durissime perdite). A quanto pare, talvolta la giustizia ha di per sé abbastanza forza e potere.
Nei sessantadue anni della nostra esistenza come Stato sovrano abbiamo avuto sette guerre, migliaia di attentati terroristici, autobus fatti esplodere nelle strade, prese di ostaggi e sparatorie nelle scuole, tiri di mortaio sugli asili. Eppure lei vorrebbe ricacciarci nei luoghi dell’inferno, come se non fosse accaduto nulla sessantacinque anni fa in Europa, come se non avessimo sempre teso la mano in segno di pace sin da quando abbiamo creato il nostro Stato.
Siamo usciti vittoriosi dalle guerre che ci furono imposte dall’Egitto e, appena possibile, abbiamo firmato un accordo di pace con l’Egitto restituendogli tutti i suoi territori, pozzi di petrolio compresi. Abbiamo firmato un accordo di pace con la Giordania, cedendole tutti i territori che rivendicava e grandi quantità di acqua ogni anno. Ci siamo ritirati dal Libano (pur in assenza di un accordo) fino al confine internazionale (certificato dall’Onu) e in cambio abbiamo ricevuto i razzi katyusha degli Hezbollah sui nostri cittadini. Abbiamo lasciato la striscia di Gaza e in cambio abbiamo ricevuto fuoco massiccio sui nostri civili nel sud. Lo sa, signora Thomas, che molti bambini israeliani di Sderot e di tutta la zona circostante Gaza sono traumatizzati e inseguiti dagli incubi per la paura dei missili di Hamas?
Ed è noi che lei vuole cacciare da questo paese? Perché? Forse perché pensa che siamo deboli, o perché è seccante il fatto che non ci siamo lasciati sconfiggere? Sono uno che, per tutta la vita da adulto, ha militato nel campo della pace israeliano, a dispetto di quelli come lei e delle vostre opinioni stravaganti e insolenti. Io e i miei amici, e spero anche il mio governo, continueremo a tentare di tutto pur di arrivare alla pace. Una pace che ci permetta le condizioni minime per vivere la nostra vita, e ai nostri vicini, i palestinesi, di costruirsi un paese e di svilupparsi e prosperare. Per arrivare a questo siamo pronti a fare grandi concessioni, a cedere tutti i territori conquistati nel corso di guerre che i nostri vicini ci hanno imposto di combattere. C’è una cosa sola che vogliamo in cambio: la vita. Una vita tranquilla, senza terrorismo, senza missili, senza minacce alla nostra stessa esistenza; una vita come quella che lei vive nella sua Washington e che anch’io ho diritto di vivere: in Israele.


Grazie a Deborah Fait http://deborahfait.ilcannocchiale.it/ per questa testimonianza.

domenica 30 maggio 2010

Incroci pericolosi, buche, segnaletica imprecisa?? La campagna "basta un attimo" segnalatelo con un sms al numero 346/1524944 indicando il comune e l'indirizzo esatto. Memorizzate questo numero sul cellulare. 

lunedì 26 aprile 2010


La riconoscenza è una malattia del cane non trasmissibile all'uomo.   Antoine Bernheim

giovedì 22 aprile 2010



il tuo 5 x mille??? a chi vuoi ma NON alla vivisezione



 



Scegli con attenzione a chi donare il 5 per mille delle tue tasse, se non vuoi finanziare la pratica della vivisezione, dannosa per l'uomo e per gli animali usati!



Attenzione a:
1. non scegliere le associazioni per la "ricerca" che finanziano anche la vivisezione;
2. non scegliere solo il settore (sanità, ricerca scientifica, volontariato) senza mettere preferenze, perché gran parte del totale andrà a chi finanzia la vivisezione!



Facciamo i conti in tasca alla vivisezione



E' documentato - e loro stesse lo ammettono - che le seguenti associazioni "per la ricerca", le più note, usano parte dei fondi raccolti per finanziare esperimenti su animali, cioè vivisezione: AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ANLAIDS - Associazione Nazionale per la lotta contro l'AIDS, Telethon, Trenta Ore per la Vita.



Ma attenzione: anche le altre associazioni per la ricerca quasi certamente finanziano la vivisezione, quindi, prima di donare, chiedete che rilascino una dichiarazione sull'argomento!



Oltre alla raccolta fondi attraverso vari eventi nazionali molto pubblicizzati, queste e altre associazioni o istituti, incamerano soldi anche attraverso il 5 per mille delle tasse. Dai dati del 2007 (solo parziali, quindi il totale raccolto sarà ancora maggiore), supponendo una media di 10 euro (ma spesso è di più) per ogni "preferenza" ricevuta, ecco alcuni esempi di quanto hanno ricavato alcune associazioni o istituti che finanziano studi su animali, cioè vivisezione:
(Fonte: elenchi delle scelte del 5 per mille messi a disposizione sul sito dell'Agenzia delle Entrate - consultati nel gennaio 2008)


venerdì 16 aprile 2010


Non c'è niente da dire... ti voglio bene. Ci mancherai. Ciao Raimondo.

martedì 13 aprile 2010



La sterile polemica sull'Abruzzo un anno dopo



Veniamo alla discussione. In un commento a un precedente post, Carlo paragona la ricostruzione in Abruzzo (a suo dire vergognosa perché targata Berlusconi) con quella in Umbria e Marche (ovviamente fantastica perché operata dalla sinistra). Vorrei conoscere da quali fonti trae tanta sicurezza sulle meraviglie umbre, per la quale chiede la fiducia del blog. Sono davvero curioso.
Come ho già scritto in altri post oltre che sul Giornale (evidentemente Carlo non legge nessuno dei due), sono stato in Umbria un anno fa. A 12 anni dal sisma (il terremoto risale al 1997) c’erano cantieri aperti in ogni paese. Il centro storico di Nocera Umbra era transennato, proprio non si passava, e Nocera è un po’ più piccola dell’Aquila. Migliaia di persone vivono stabilmente nei prefabbricati di legno attrezzati con riscaldamento e aria condizionata. In certe località più impervie la ricostruzione non era neppure cominciata. Ad Assisi si restaurò la basilica di San Francesco per ossequio alla fede e al turismo, ma la città è ancora disseminata di gru. A Foligno fu ripristinato in quattro anni il famoso Torrino, simbolo della città, ma il centro storico fu lasciato in abbandono ed è diventato un ghetto di poveracci.
Il paradosso più incredibile è però il seguente. Il governo (premier Prodi, ministro dell’Interno Napolitano) affidò la ricostruzione alla regione (giunta di sinistra, governatore signora Lorenzetti). La quale disse: noi ente pubblico ricostruiamo le opere pubbliche, i privati pensino alle loro case (che infatti furono pagate con mutui a tassi di mercato). Gli enti locali ripristinarono i servizi (acqua, gas, luce, telefono, eccetera). Piccolo particolare: anche lo studente più somaro dell’istituto per geometri sa che prima si fanno le case e poi gli allacciamenti. Invece in Umbria hanno fatto l’opposto: prima le tubature e poi le case. Morale: a 12 anni dal sisma, fogne e sottoservizi sono tutti da rifare perché non c’è coincidenza tra i livelli del sottosuolo. Le strade dei paesi sembrano perennemente pavesate a festa: ma non si tratta di festoni natalizi, sono i fasci di fili che corrono nell’aria da una casa all’altra. I contenziosi legali tra privati, enti pubblici, imprese e consorzi sono un’infinità: al danno del sisma si aggiunge la beffa di doversi pagare gli avvocati.
Questo è quello che i miei OCCHI hanno visto. Sono dunque davvero interessato a sapere come Carlo, senza muoversi dalle tavole imbandite della Barbagia, abbia appreso le notizie che con tanta sicumera ci ammannisce come veritiere.
Quanto all’Aquila, vorrei conoscere in quali altri casi un numero così elevato di senzatetto ha avuto una casa nuova e definitiva entro i 12 mesi dal sisma. Vorrei dei dati, non dei proclami apodittici. Il “popolo delle carriole”, cui va il mio rispetto e la mia solidarietà per i lutti le sofferenze e i danni patiti, è improvvisamente apparso due mesi prima del voto. Sono certo che, se il governo avesse provveduto a sgombrare le macerie magari lasciando qualche famiglia nelle tende, il “popolo delle carriole” sarebbe diventato il “popolo delle baracche”. E Carlo, assieme a quelli come lui, si sarebbe lamentato che quella canaglia di Berlusconi aveva pensato alle pietre e non alle persone in carne e ossa.
Quando si ragiona soltanto con i pregiudizi e con le fette di castrato sugli occhi, l’appiglio per criticare la controparte si trova sempre. Credo che se proponessi un post sul pastrami, Carlo o chi per lui riuscirebbe comunque a sparlare di Berlusconi.



ottimo post preso dal blog di Stefano Filippi, giornalista de Il Giornale 


venerdì 9 aprile 2010


Allucinante:

Yemen, spossa bambina muore a 12 anni



Vittima di "brutale aggressione" 




Una bambina di dodici anni è morta nella provincia settentrionale di Hajjah, in Yemen, per un'emorragia interna, tre giorni dopo aver sposato un uomo di quasi trent'anni. La bambina sarebbe morta dissanguata dopo una "brutale aggressione sessuale". Secondo quanto denuncia un'organizzazione yemenita per i diritti umani, la giovanissima sposa sarebbe deceduta "per lesioni gravissime all'apparato genitale, che hanno portato ad emorragie fatali".



Il giornale arabo 'al-Quds al-Arabi', che ha raccolto la testimonianza dei medici, conferma che la piccola non era ancora pronta per il matrimonio e la violenza sessuale subita dal marito l'ha portata alla morte. La giovane Alham Mahdi Shoai ha subito quello che nei villaggi dello Yemen viene chiamato 'matrimonio di scambio': è stata data in sposa a un uomo che a sua volta ha dato in sposa la sorella a un uomo della famiglia della ragazza.

La tragedia lascia senza parole, proprio mentre a Sana'a, la capitale dello Yemen, si discute una legge che vieti il matrimonio alle ragazze di meno di 17 anni. La pratica dei matrimoni forzati nello Yemen è ben radicata e la legge che intende regolamentarli è stata in realtà già approvata a febbraio dello scorso anno, per poi essere però bloccata e inviata alla Commissione parlamentare di esame da un gruppo di deputati che l'ha bollata come anti-islamica. Per protestare contro una possibile legge, migliaia di donne sono scese in piazza nei giorni scorsi sostenendo che "non è lecito vietare ciò che Dio permette". Secondo uno studio del ministero per gli affari sociali, un quarto delle yemenite si sposa prima dei 15 anni.
Notizia trovata su www.tgcom.it

 


martedì 30 marzo 2010


 



Geert Wilders, discorso a Washington



 



 Geert Wilders e' un Deputato del Parlamento Olandese.



‘In una generazione o due, gli Stati Uniti si chiederanno: chi ha perso l'Europa?’



Qui di seguito riportiamo il discorso di Geert Wilders, Presidente del Partito per la Liberta' dei Paesi Bassi, all'hotel Four Seasons di New York, presentando una Alleanza di Patrioti e annunciando la conferenza Affrontare la Jihad che si terra' a Gerusalemme .  



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Cari amici, 



Vi ringrazio molto per avermi invitato.



Sono venuto in America con una missione.  C'e' qualcosa che non va nel Vecchio Mondo.  Un pericolo tremendo si profila minacciosamente, ed e' molto difficile essere ottimisti. Potremmo essere allo stadio finale dell' Islamizzazione dell' Europa. Questo non solo e' un chiaro e presente pericolo per il futuro dell' Europa stessa, e' anche una minaccia per l' America e la pura sopravvivenza dell'Occidente.  Gli Stati Uniti sono l'ultimo bastione della civilta' Occidentale che si trova a fronteggiare una Europa Islamica.



Per prima cosa descrivero' la situazione sul terreno in Europa.  In seguito, diro' qualcosa circa l'Islam.  Per finire, vi parlero' di un futuro incontro a Gerusalemme.



L'Europa che voi conoscete sta cambiando. 




In Europa voi avete probabilmente visto i posti famosi.  Ma in tutte queste citta', talvolta solo qualche strada piu' in la' della vostra destinazione turistica c'e' un altro mondo.  E' il mondo della societa' parallela creata dalla'immigrazione di massa mussulmana.  



In tutta l'Europa una nuova realta' sta sorgendo:  intieri quartieri mussulmani dove pochissima gente indigena risiede o persino si vede.   E se ci si avventura, potrebbe pentirsene.  E questo vale anche per la polizia.  E' il mondo dei fazzoletti in testa, dove le donne vanno in giro in tende senza forma, con carrozzine e un gruppo di bambini.  



I loro mariti, o schiavisti se preferite, camminano tre passi avanti.  Con moschee a molti angoli di strada.  I negozi hanno scritte che ne' io ne' voi possiamo leggere.  E' quasi impossibile trovare una qualsiasi attivita' economica.  Questi sono ghetti mussulmani    controllati da fanatici religiosi.  Questi sono quartieri mussulmani, e stanno crescendo come funghi in ogni citta' dell' Europa.  Questi sono i pilastri portanti per il controllo territoriale di sempre piu' grandi porzioni d'Europa, strada per strada, quartiere per quartiere, citta' per citta'. 



Ci sono ormai migliaia di moschee in tutta l'Europa.  Con congregazioni piu' grandi di quelle che ci sono nelle chiese.  E in ogni citta' europea esistono progetti per costruire super-moschee che al paragone ogni chiesa nella regione sembrera' una nana.   Chiaramente, il segnale e': comandiamo noi.



Molte citta' europee sono gia' per un quarto mussulmane: pensate solo ad Amsterdam, Marsiglia e Malmo in Svezia.  In molte citta' la maggioranza della popolazione sotto i 18 anni e' mussulmana.  Parigi e' ora circondata da un anello di quartieri mussulmani.  In molte citta' Mohammed e' il nome piu' comune tra i ragazzi.  



In alcune scuole elementari ad Amsterdam non si puo' piu' menzionare la fattoria perche' significherebbe menzionare anche il maiale e questo sarebbe un insulto ai mussulmani.   



Molte scuole statali in Belgio e Danimarca servono solo cibo "halal" a tutti gli scolari.  Nella Amsterdam un tempo cosi' tollerante i gay sono bastonati quasi esclusivamente da mussulmani.  Le donne non-mussulmane sono costantemente insultate col grido 'puttana, puttana'.  I piatti satellitari non sono puntati su stazioni TV locali ma su stazioni del paese di origine.  



In Francia agli insegnanti delle scuole si consiglia di evitare autori ritenuti offensivi ai mussulmani, inclusi Voltaire e Diderot; e lo stesso si applica sempre piu' a Darwin.  La storia dell'Olocausto non puo' piu' essere insegnata a causa della sensibilita' mussulmana. 



In Inghilterra i tribunali della Sharia sono ormai parte del sistema legale britannico.  Molti quartieri in Francia sono aree proibite alle donne senza fazzoletto in testa.   L'altra settimana un uomo e' quasi morto dopo essere stato bastonato da mussulmani a Bruxelles, perche' beveva durante il Ramadan.  



Gli Ebrei stanno fuggendo dalla Francia in quantita' record, scappando dalla peggiore ondata di anti-Semitismo dal tempo della Seconda Guerra Mondiale.   Il Francese e' ora comunemente parlato nelle strade di Tel Aviv e Netanya in Israele.  Potrei continuare all'infinito con storie come questa.  Storie sull' islamizzazione.   



Un totale di cinquantaquattro milioni di mussulmani vivono ora in Europa.  L'Universita' di San Diego ha calcolato recentemente che uno sbalorditivo 25 percento della popolazione in Europa sara' mussulmana in solo 12 anni da ora.  Bernard Lewis ha predetto che alla fine di questo secolo ci sara' una maggioranza mussulmana.  



Ora questi sono solo numeri.  E i numeri non sarebbero una minaccia se gli immigranti mussulmani avessero un forte desiderio di assimilarsi.  Ma ci sono pochi segnali di questo.   Il Centro di Ricerca Pew riporta che meta' dei mussulmani francesi considerano la loro lealta' all'Islam maggiore della loro lealta' alla Francia.  Un terzo dei mussulmani francesi non sono contrari agli attacchi suicidi.   Il Centro Britannico per la Coesione Sociale riferisce che un terzo degli studenti  mussulmani britannici sono a favore di un califfato mondiale.   I mussulmani pretendono quello che chiamano 'rispetto'.  E cosi' e' come noi diamo loro rispetto.  Abbiamo ora festivita' ufficiali statali mussulmane.



Il Ministro della Giustizia Cristiano-Democratico nei Paesi Bassi e' pronto ad accettare la Sharia se c'e' una maggioranza mussulmana.  Abbiamo membri del governo con passaporti del Marocco e della Turchia.




Le pretese dei mussulmani trovano supporto nel comportamento illegale di molti di loro, a partire da piccoli crimini e violenza a caso, ad esempio contro operatori delle ambulanze e autisti di autobus, fino a piccole sommosse vere e proprie.  Parigi ha visto la sua sommossa nella periferia meno abbiente, la banlieu.   Io chiamo i responsabili 'coloni insediati'.  Perche' e' quello che sono.  Questi non vengono per integrarsi nelle nostre societa'; vengono per integrare la nostra societa' nel loro Dar-al-Islam.   Pertanto, sono degli insediati.



Molta di questa violenza di strada che ho menzionato e' diretta esclusivamente contro i non-mussulmani, forzando molta gente del posto a lasciare i loro quartieri, le loro citta', i loro paesi.  Per di piu', i mussulmani costituiscono ora un voto elettorale da non ignorare.        



La seconda cosa che si deve sapere e' l'importanza che ha Maometto il profeta.  Il suo comportamento e' un esempio per tutti i mussulmani e non puo' essere criticato.   Ora, se Maometto fosse stato un uomo di pace, diciamo come Ghandi e Madre Teresa in uno, non ci sarebbe nessun problema.  Ma Maometto era un signore della guerra, un assassino di massa, un pedofilo ed ebbe parecchi matrimoni - tutti allo stesso tempo.  La tradizione islamica ci dice come combatte' nelle battaglie, come fece assassinare i suoi nemici e perfino fece giustiziare i prigionieri di guerra.  Maometto stesso massacro' la tribu' ebrea dei Banu Qurayza.  Se una cosa va bene per l'Islam e' buona.  Se non va bene per l'Islam e' cattiva.                   



Non fatevi abbindolare da chi dice che l'Islam e' una religione.  Certo, ha un dio e un al di la', e 72  vergini.   Ma nella sua sostanza l'Islam e' una ideologia politica.  E' un sistema che detta regole precise per la societa' e per la vita di ogni persona. 



L' Islam vuole sentenziare su ogni aspetto della vita.  Islam significa 'sottomissione'.  l'Islam non e' compatibile con la liberta' e la democrazia, perche' quello per cui si batte e' la Sharia.  Se uno vuole paragonare l'Islam a qualsiasi cosa, lo paragoni al comunismo o al nazional-socialismo, tutte queste sono ideologie totalitarie.                               




Ora sapete perche' Winston Churchill chiamava l' Islam ‘la piu' retrograda forza al mondo', e perche' paragonava il Mein Kampf al Corano.   Il pubblico ha accettato senza riserve la narrativa palestinese e considera Israele l'aggressore.  Io ho vissuto in questo paese e l'ho visitato dozzine di volte.  Io sostengo Israele.  Primo, perche' e' la patria degli Ebrei dopo duemila anni di esilio fino a ed incluso Auschwitz, secondo perche' e' una democrazia, e terzo perche' Israele e' la nostra prima linea di difesa. 



Questa minuta nazione e' situata sulla linea di faglia della jihad, frustrando l'avanzata territoriale dell' Islam.  Israele ha davanti le lineee del fronte della jihad, come il Kashmir, il Kosovo, le Filippine, il Sud della Thailandia, il Darfur nel Sudan, il Libano, ed Aceh in IndonesiaIsraele  e' semplicemente un ostacolo.  Nello stesso modo come Berlino Ovest  lo era durante la Guerra Fredda.  



La guerra contro Israele non e' una guerra contro Israele.  E' una guerra contro l' Occidente.  E' jihad.  Israele sta semplicemente ricevendo i colpi che sono veramente per tutti noi.  Se non ci fosse Israele, l'imperialismo islamico avrebbe trovato altre strade per sfogare la sua energia e il suo desiderio di conquesta.  Grazie ai genitori israeliani che mandano i loro figli nell'esercito e restano svegli la notte, i genitori in Europa ed in America possono dormire bene e sognare, ignari dei pericoli che incombono.



Molti in Europa sono favorevoli ad abbandonare Israele per risolvere le lamentele delle nostre minoranze mussulmane.  Ma se Israele dovesse, Dio ne scampi, soccombere, questo non porterebbe alcun sollievo all'Occidente.  Questo non vorrebbe dire che le nostre minoranze mussulmane cambierebbero tutto ad un tratto il loro comportamento ed accetterebbero i nostri valori.  Al contrario, la fine di Israele darebbe un enorme incoraggiamento alle forze dell'Islam.  Esse vedrebbero, ed a ragione, la fine di Israele come la prova che l'Occidente e' debole e condannato.  La fine di Israele non significherebbe la fine dei nostri problemi con l'Islam ma solo il principio.  Significherebbe l'inizio della battaglia finale per la dominazione del mondo.  Se essi possono prendere Israele possono prendersi tutto.  



Alcuni cosiddetti giornalisti, etichettano di loro spontanea volonta' qualsiasi critico dell'Islamizzazione come "estremista di estrema destra" o "razzista".  Nel mio paese, i Paesi Bassi, 60 percento della popolazione ora considera l'immigrazione di massa dei mussulmani come l'errore politico numero uno dalla Seconda Guerra Mondiale.  Ed un altro 60 percento considera l'Islam la minaccia maggiore.  Eppure c'e' un pericolo maggiore degli attacchi terroristici, lo scenario dell'America come l'ultimo uomo rimasto in piedi.  Le luci possono spegnersi in Europa piu' presto di quello che uno possa immaginare.  Un'Europa islamica significa un'Europa senza liberta' e democrazia, una desolazione economica, un incubo intellettuale ed una perdita di potenza militare per l'America - mentre i suoi alleati si trasformano in nemici, nemici con bombe atomiche.  Con una Europa islamica, resterebbe l'America da sola a preservare l'eredita' di Roma, Atene e Gerusalemme.   



Cari amici, la liberta' e' il bene piu' prezioso.  La mia generazione non ha mai dovuto combattere per questa liberta', ci e' stata offerta su di un piatto d'argento da gente che per averla ha combattuto dando la loro vita.  In tutta l'Europa i cimiteri americani ci ricordano i giovani ragazzi che non ce l'hanno fatta a tornare a casa e la cui memoria ci e' cara.  Questa liberta' non appartiene alla mia generazione; noi ne siamo solamente i custodi.  Noi possiamo solo passare questa liberta' conquistata duramente ai figli dell'Europa nelle stesse condizioni in cui fu offerta a noi. Non possiamo fare patti con mullah e imam.  Le future generazioni non ci perdonerebbero mai.  Non possiamo sprecare le nostre liberta'.  Semplicemente, non abbiamo il diritto di farlo.  Noi dobbiamo fare adesso le azioni necessarie per impedire a questa stupidita' islamica di distruggere il mondo, questo lo sappiamo.   


http://deborahfait.ilcannocchiale.it/

lunedì 8 febbraio 2010

E ascolta come allegro
canta il tordo.
Anche lui è un predicatore
di valore.

Vieni, avanza dentro la luce
delle cose.
Permetti alla Natura
di farti da maestra.

William Wordsworth 1770-1850

mercoledì 27 gennaio 2010

Un pensiero e una preghiera ad Anna Frank. Un simbolo per ricordate tutti/e.