venerdì 31 ottobre 2008


Il lavoro mi sta occupando ogni minuto... aiut.... per fortuna è venerdì!
Buon fine settimana a tutti/e.

mercoledì 29 ottobre 2008

Scusate se ho messo la porta blindata, ma per un po' di tempo prima di aprire  sbircerò dallo spioncino. Dopo l'invito a suicidarmi ho pensato di mettere in moderazione i commenti. Il limite è stato superato. Mi dispiace perchè dal 2003 è la prima volta che metto in moderazione il blog.
Ho trovato, e troverò, ancora gente con la quale non sono in sintonia o che incontrovertibilmente non ha nulla in comune con me. In passato sono sempre riuscita a ragionare e/o dialogare con civiltà e rispetto reciproco, così non è stato ultimamente. Ho deciso di fare così per correttezza nei miei confronti e di chi da anni mi conosce e frequenta questa mia "casa virtuale".

martedì 28 ottobre 2008

"RITRATTO" DEL POPOLARE GIORNALISTA . «IL BENIAMINO DI QUANTI ODIANO BERLUSCONI USA CITAZIONI SBAGLIATE E NON AMA IL CONTRADDITTORIO»

«Travaglio? È tutto un bluff»
 

Brutto colpo per i sostenitori di Marco Travaglio: il loro idolo, da mercoledì, è un pregiudicato, proprio come il suo amico Michele Santoro e tantissimi altri.
Classe 1964, laurea in storia contemporanea e una gavetta fatta all’ombra dell’ultimo Montanelli, Travaglio è da qualche anno il beniamino di quanti, per hobby o per noia, odiano Berlusconi e la sua coalizione.
Il tratto distintivo di questo popolarissimo giornalista, lo si sarà notato, sono le numerosissime contraddizioni che però, stranamente, i suoi estimatori non vedono.
Rinfreschiamoci la memoria. Travaglio sostiene che le televisioni siano sotto un dominio praticamente dittatoriale di Berlusconi che imbavaglierebbe chiunque gli fosse scomodo, ciononostante deve buona parte della sua ben retribuita fama (già nel 2005 intascava quasi 285.000 euro annui) ad una comparsa televisiva - la prima di una interminabile serie che continua tutt’ora i giovedì sera - ovvero quella del 14 marzo 2001 ad una trasmissione di Daniele Luttazzi nella quale al nostro fu concesso di parlare, o meglio di sparlare di Berlusconi per minuti e minuti. Ovviamente senza contraddittorio.
Eh già, perché Travaglio non ama repliche o, peggio ancora, domande. Qualche mese fa sono andato ad ascoltarlo ad un incontro a Trento e anche in quella occasione, a parte il pubblico che applaudiva commosso al punto che pareva di essere ad un Angelus del Pontefice, non ho potuto fare a meno di osservare la totale assenza di interventi che non fossero patetiche sviolinate.
Il meccanismo è ormai collaudato: Travaglio parla o scrive e molti lo osannano, senza andare poi a verificare se quanto da lui affermato corrisponda a verità.
Cosa che invece ha fatto il giudice che, per la prima volta, ha condannato Travaglio a 8 mesi di carcere, subito cancellati dall’indulto di mastelliana memoria contro il quale il giornalista ha speso parole di fuoco: altra contraddizione.
E non è finita. Travaglio, dicevamo, conosce a memoria i numerosissimi processi contro Berlusconi, passati e presenti, e non manca di sottolineare le prescrizioni che avrebbero salvato il Cavaliere da condanna certa.
Non solo: l’erede di Montanelli, come incautamente lo chiama qualcuno, ama avanzare ipotesi inquietanti circa presunti legami tra Berlusconi e la mafia.
Peccato che tutti gli elementi che, negli anni, i magistrati hanno avuto in mano al riguardo li abbiano sempre portati all’archiviazione: quei processi non si sono risolti per prescrizione o grazie alle cosiddette leggi ad personam; quei processi non sono mai cominciati.
Antonio Ingroia, magistrato che non ha certo la fama del garantista e che fonti ufficiose descrivono intimo amico di Travaglio, ha affermato che, piuttosto che complice, Silvio Berlusconi è da considerarsi “vittima” del sistema mafioso. Capito? Vittima. Il nostro, però, queste cose si guarda bene dallo scriverle.
Non per nulla uno che di lotta alla mafia se ne intende, il procuratore di Palermo Pietro Grasso, alludendo agli articoli di Travaglio, ha parlato di “disinformazione scientificamente organizzata”.
A proposito di legami poco edificanti, vale la pena ricordare che Travaglio, non più tardi di qualche mese addietro, ebbe a sostenere - in televisione ovviamente! - che il presidente del Senato Schifani avrebbe avuto “amici mafiosi”, dimenticandosi di sottolineare che in realtà ad essere incriminati per mafia non furono stretti conoscenti della seconda carica dello Stato, bensì personaggi ai quali quest’ultimo era stato legato decenni or sono e per pochissimi mesi.
Dopo quelle pepate dichiarazioni, però, si scoprì che ad aver avuto a che fare con un personaggio, dice una sentenza, “estremamente compromesso col sistema criminale”, fu proprio Travaglio il quale, nel 2003, con questo galantuomo ci trascorse le vacanze.
Piccolo particolare: il personaggio in questione è Pippo Ciuro, maresciallo dei carabinieri che indagò su Dell’Utri e sui Finanziamenti Fininvest. Sarà una coincidenza?
Andiamo avanti. Il “Saint Just della mutua”, com’è stato apostrofato da Fedele Confalonieri, passa dunque per un “esperto” di legge e giustizia. In realtà, così esperto di giustizia Travaglio non è visto e considerato che in un suo libro ha scritto che Roberto Castelli, esponente di spicco della Lega Nord, è stato condannato mentre, fino a prova contraria, Castelli risulta essere incensurato.
Sempre ad Annozero, dove recita la parte dell’oracolo, Travaglio si è fatto spiegare da Flavio Tosi, sindaco di Verona dalla parlata non certo accademica, la differenza (che ignorava) tra finanziamento illecito e corruzione: che figuraccia.
Gabriele Mastellarini, un collaboratore del settimanale l’Espresso, al quale collabora anche il beniamino dei nemici di Berlusconi, ha osato ricordare questa incredibile gaffe con Tosi sul suo blog ed è stato licenziato in tronco: ma non era Travaglio la firma scomoda e ribelle?
Non era, come ama definirsi, un “liberal-montanelliano”? Se è sufficiente ricordare i suoi errori per essere licenziati, evidentemente qualcosa non quadra.
Altra chicca sono i suoi libri: decine di possenti tomi con citate centinaia tra sentenze e verbali, eppure mai, in quegli imponenti capolavori, compare un’associazione che col potere politico ed economico ha molto a che fare: la massoneria.
Certo, si parla spesso della P2. Ma chi glielo spiega a Travaglio che quella Loggia non esiste più da decenni mentre, ad oggi, in Italia vi sono almeno due potentissime loggie massoniche di cui si sa poco o nulla?
Un’ultima contraddizione di Travaglio è l’odio che costui riserva agli elettori di Berlusconi, dei quali parla come se fossero un gregge di idioti.
Sbaglio o Travaglio ha collaborato al Giornale, sì proprio il Giornale del gran cattivone di Berlusconi, dall’88 al ’92? Lui che grazie ai soldini di Berlusconi ha campato, forse, dovrebbe avere un po’ più di rispetto verso chi, il Cavaliere, ha avuto solo la “colpa” di votarlo alle urne, no?
Certamente un po’ di rispetto dovrà averlo verso i pregiudicati, visto che da qualche giorno è lui stesso parte della categoria.
Giuliano Guzzo su Il Giornale di Vicenza di domenica 26 ottobre 2008



lunedì 27 ottobre 2008



Vince il concorso a Medicina ma è laureata in Lettere


ROMA -
Et voilà, dal cilindro di un docente a contratto escono i nomi dei vincitori di due concorsi per tre posti da ricercatore. Accade prima che si svolgano le prove. Teatro: la facoltà di medicina dell'università Cattolica del Sacro Cuore. Così, quei concorsi che appaiono pilotati, finiscono nel mirino delle indagini coordinate da Maria Cordova, procuratore aggiunto di Roma. La previsione centrata e non solo: a incuriosire gli inquirenti, ci sarebbero i titoli dei vincitori. In particolare, il possesso di una laurea in lettere per un concorso in medicina legale vinto dalla figlia di un ordinario della facoltà e componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo.

Gli inquirenti vogliono chiarire se le prove sostenute da diversi aspiranti ricercatori per l'istituto di Medicina legale dell'università Cattolica del Sacro Cuore siano state decise anzitempo. In anticipo, come le previsioni di un candidato escluso. I carabinieri della sezione di palazzo di giustizia hanno concentrato le indagini proprio sul concorso svolto per la nomina di un ricercatore a Medicina legale e vinto da una candidata con una laurea in Lettere.

Il sostituto procuratore Maria Cristina Palaia ha disposto nei giorni scorsi l'acquisizione della documentazione inerente la selezione. L'inchiesta, al momento contro ignoti, è scattata dopo alcuni esposti. In particolare quelli di uno dei candidati che aveva partecipato alle due selezioni e previsto i risultati delle prove. E per dare maggiore valore probatorio ai suoi pronostici, aveva inviato una lettera al ministro dell'Università e della Ricerca con i nomi dei futuri vincitori, quando ancora non si conoscevano numero e identità dei concorrenti. In effetti, su sei candidati, ha centrato il nome dei due fortunati.

A tutta risposta, dal ministero è arrivata al docente a contratto la comunicazione che le sue segnalazioni erano state girate alla magistratura. E adesso, con la procura di Roma, a occuparsi del caso sono anche i giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio.







Le indagini dei pm tendono a chiarire se il possesso di una laurea in lettere per un concorso in Medicina legale, sia titolo adeguato. Tanto più che le prove vertevano sugli accertamenti dell'autopsia. Certo, nel bando la Cattolica chiede che i candidati sappiano anche di Bioetica clinica. Ma proprio sulle parole sembra consumarsi l'equivoco. E la vittoria del concorso. La candidata scelta, infatti, ha sì un curriculum orientato sulla Bioetica ma non, naturalmente, su quella clinica. I magistrati vogliono far luce sulla regolarità delle prove e sulle procedure.

E sciogliere ogni dubbio sui possibili vantaggi derivanti dalla parentela stretta della vincitrice con un prof di Medicina che siede anche nel cda dell'università.
Ora il candidato escluso dopo cinque anni di insegnamento si sfoga: "Non è la prima volta con lo stesso presidente di commissione: anche l'anno scorso fui l'unico escluso in un concorso per dottorato in Scienze medico-forensi pur essendo il solo ad avere in tasca la laurea in Medicina".
di Marino Bisso e Carlo Picozza su La Repubblica

giovedì 23 ottobre 2008

mercoledì 22 ottobre 2008


Non discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.

martedì 21 ottobre 2008


Oggi la mia gattona Holly compie 12+1 anni (fate voi la somma io quel numero non lo voglio scrivere) poteve vederla in tutto il suo splendore nel più felinoso blog della rete curato da Antonella: 
http://www.gattiandgatti.splinder.com/  Grazie!!!

lunedì 20 ottobre 2008



Adoro l'autunno, peccato non abitare vicino a posti così belli... ma perchè non sognare ogni tanto? Magari con il superenalotto...

giovedì 16 ottobre 2008

A Travaglio 8 mesi di carcere: lo salva l'indulto

Il presunto collega Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di prigione e 100 euro di multa perché diffamò Cesare Previti, al quale andrà anche un risarcimento di 20mila euro che sarà probabilmente sborsato dall’Espresso. Il settimanale, infatti, il 3 ottobre 2002 ospitò un articolo diffamatorio sicché la direttrice Daniela Hamaui, a ruota, è stata condannata a 5 mesi e 75 euro che è una pena piuttosto elevata, se rapportata al di lei cosiddetto «omesso controllo». Ma siamo solo al primo grado, e la pena in ogni caso è stata sospesa per entrambi.


La diffamazione è il reato a mezzo stampa per eccellenza, spesso fisiologico a chi scrive di cose giudiziarie: nel caso di Travaglio, tuttavia, la condanna lo trasforma in un classico bersaglio del suo stesso metodo. Il reato è del 2002, ma giudicato nel 2008, dunque è presumibile che andrà in prescrizione prima del giudicato; il reato, inoltre, ricade tra quelli coperti dall’indulto approvato nel 2006; il reato, infine, stando al suo gergo da film con Thomas Milian, trasforma Travaglio in un «pregiudicato» poiché in precedenza era stato condannato sì come diffamatore, ma solo in sede civile. Condannato, oltretutto, sempre per azione di Previti: nel 2000, per un suo articolo pubblicato sull’Indipendente nel 1995, il tribunale l’aveva già condannato al pagamento di 79 milioni che gli furono progressivamente decurtati dal reddito mensile.


Nel febbraio scorso, poi, nella sua Torino, Travaglio è stato condannato a risarcire Mediaset e Fedele Confalonieri per alcune ingiurie pubblicate sull’Unità del 16 luglio 2006; la notizia di questa condanna registrò tra l’altro un curioso episodio: un collaboratore dell’Espresso, Daniele Mastellarini, scrisse sul suo blog che «Travaglio, che è sempre molto preciso sulle condanne altrui, scrive che “dovrò pagare 10mila euro più le spese al dottor Fedele Confalonieri”, mentre in realtà sono 12.000 e dimentica la pubblicazione dell’estratto sul Corriere della Sera, che ha un costo non indifferente. Travaglio non riporta anche la condanna a risarcire Mediaset per 14.000 euro, e soprattutto non dice che davanti al giudice ha definito la propria rubrica “di carattere satirico”». Questo scrisse Mastellarini prima che il suo rapporto con l’Espresso, senza nessuna spiegazione, avesse a interrompersi. Altre querele, come una di Antonio Socci, Travaglio le ha scansate chiedendo pubblicamente scusa.


Ma torniamo a ciò che in una botta sola trasformerebbe Travaglio in pregiudicato o prescritto o indultato. L’articolo del 2002 era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa Nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». E già qui il cosiddetto «sottinteso sapiente» pare chiaro. Lo sviluppo, poi, è ignobile: classico copia & incolla a tesi dove un pentito mafioso spiega che Forza Italia fu regista di varie stragi e fece un patto elettorale con Cosa Nostra. Il pezzo di Travaglio farebbe schifo già così, ma la sua disonestà intellettuale deve ancora dare il meglio. Vediamo. Il pentito del caso, Luigi Ilardo, raccontò queste cose che finirono in un rapporto redatto nel 1993. Ma Ilardo venne freddato da due killer nel 1996, talché «quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza “istituzionale”, ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente». Chi ha raccolto le confidenze del pentito, si legge, è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, in seguito coinvolto in un processo su presunti blitz antidroga pilotati. Riccio, nel 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri e al tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in associazione mafiosa. Taormina negherà, ma secondo Riccio in quello studio si predisposero cose losche: aggiustare deposizioni, scagionare Dell’Utri, cose del genere. Poi l’infamia. Travaglio cita un verbale reso da Riccio, sempre nel 2001: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E praticamente finisce l’articolo: l’ombra di Previti si allunga dunque su traffici giudiziari, patti con Cosa Nostra, regie superiori e occulte.


Il dettaglio, l’infamia, è che Travaglio non mette il seguito della frase. Eccola per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri». Questo è il presunto collega che questa sera arringherà le folle ad Annozero. Questo è Travaglio.


Filippo Facci su Il Giornale di oggi 16/10/2008


lunedì 13 ottobre 2008

MI SONO ROTTA


Mi sono rotta di cercare di ragionare con certi individui, mi sono rotta di essere tollerante e difendere le idee altrui... non voglio più cercare di aiutare chi non la pensa come me. NO!
No perchè per me siete in torto, torto marcio. Quindi se sei comunista, e sei fiero di esserlo e sei convinto che le tue idee cambieranno il mondo, o almeno lo miglioreranno vai in altri blog ad offendere e denigrare. Perchè non siete capaci di fare altro.
Questa è casa mia, non potete entrare con le scarpe sporche o sputare sentenze. Qua non regna la libertà, no è casa mia e se non mi va non entri, non insozzi me e i miei amici.
Tu, voi, plurale majestatis mai come in questo periodo mi state sugli zebedei perchè siete fuori tempo, non vivete la realtà, vi nascondete dietro al dito... non avete il coraggio di niente se non di sputare e denigrare... beh questo non è costruttivo.
Con non cordiali saluti.

sabato 11 ottobre 2008


Come d'abitudine appena sveglia metto su sky per sentire le ultime notizie, apprendo  della morte di Joerg Haider. Secondo me non è stato un incidente. Recentemente ho letto una sua intervista e ho pensato che aveva troppo seguito e che qualcuno non avrebbe voluto che andasse avanti.  Posso sbagliare, ma l'istinto mi porta a pensare a ciò.

venerdì 10 ottobre 2008

Cane abbaia e salva i padroni
La Spezia, abbaia fino a svegliarli


Un cane ha salvato i propri anziani padroni da morte certa, dopo che un incendio stava devastando la loro casa a La Spezia. L'animale ha cominciato ad abbaiare senza sosta,  fino a quando la coppia non si è svegliata: i due hanno trovato la casa già avvolta dalle fiamme e si sono precipitati subito in strada con l'animale, chiamando i soccorsi. La casa è rimasta gravemente danneggiata dalle fiamme.


I vigili del fuoco hanno lavorato circa tre ore e mezzo per domare il rogo: da chiarire le cause dell'incendio, che potrebbe avere avuto origine da un corto circuito.


notizia tratta su www.tgcom.it


giovedì 9 ottobre 2008

«Ero a letto, avevo 12 anni, stavo aspettando mio papà che tornasse con la mamma. Mio papà lavorava in diga, era uno dei controllori. Aveva iniziato il turno alle 14, alle 22, finito il turno, avrebbe percorso come sempre i dieci chilometri che distavano dal paese e sarebbe andato a prendere mia madre, che lavorava nel centro di Longarone. Si facevano sempre una passeggiata romantica a piedi per ritornare a casa insieme. Erano due innamorati. Ho sentito arrivare papà, da solo, e poi subito andare via con la macchina. Dopo 5 minuti un tuono fortissimo, pensavo fosse il temporale. Anche mia nonna lo pensava, è entrata in camera mia e ha detto chiudo le imposte arriva il ...non ha fatto in tempo a finire la frase. È andata via la luce. Ho sentito come se la mia faccia fosse tirata per i capelli, c’era come un buco che mi voleva risucchiare e la stanza che si allargava e poi restringeva. Il viso come una medusa, appiccicoso e tirato. Avevo le mani lungo i fianchi ma ho avuto un moto di ribellione e ho alzato le braccia davanti a me: dovevo toccarmi il viso, credevo di non averlo più. Così mi sono salvata, sono riemersa da sotto terra, ero stata spazzata via, lontano 350 metri da dove era la mia casa, il mio letto, ero sepolta da fango e acqua. Ma l’acqua non la ricordo, non ricordo il bagnato. Ora dopo 45 anni, devo dormire con la finestra sempre aperta, non riesco a farmi il bagno in una vasca, per bere un bicchiere d’acqua ho bisogno di fare piccoli sorsi, mi manca il respiro. Il mio sogno sarebbe quello di diventare una subacquea».


45 anni fa il disastro del Vajont. 30 i sopravvissuti, 1.917 persone inghiottite dal fango


da La Stampa.it di oggi giovedì 9 ottobre 2008

sabato 4 ottobre 2008

Ma da Parma arrivano dei ringraziamenti

Da cittadino di Parma, prima ancora che da giornalista, desidero rivolgere un ringraziamento pubblico al sindaco di Verona, Flavio Tosi, per quella sua frase «chi dice che Parma è razzista dice un’idiozia», pronunciata durante l’ultima puntata di Annozero di Michele Santoro. Una trasmissione costruita in modo scientifico per «costringere» il pubblico televisivo ad arrivare a un’unica conclusione.
Non solo Parma, ma il Paese intero, sono diventati ormai una sorta di festival permanente dell’odio etnico e xenofobo. La fotocopia quasi perfetta del Sud Africa del peggiore apartheid. Come, tutt’altro che fra le righe, ha cercato di avvalorare pure un altro ospite della puntata. Quel Gad Lerner che, in pratica, ha invocato la nascita in Italia di un partito di soli immigrati quale unico strumento rimasto a questi ultimi per difendersi dalla dilagante violenza quotidiana cui sarebbero esposti per mano della popolazione «indigena». Cioè di tutti noi che in questo Paese ci siamo nati. Prerogativa che, oramai, sembra essere diventata l’equivalente della lettera scarlatta che l’eroina del romanzo di Hawthorne è costretta a portare impressa sul petto (ma il pensiero vola subito alla stella cucita sugli abiti con cui gli ebrei erano obbligati ad andare in giro nell’Europa nazista).
Siamo, dunque, al trionfo di un razzismo alla rovescia. Se non il peggiore, certamente il più folle. Perché chi ha già paura (cioè i cittadini normali e per bene bianchi, neri o gialli che siano) sarà spinto dalla sua maligna e irresponsabile predicazione ad averne ancora di più. Mentre i violenti e i criminali, di nuovo non importa se bianchi, neri o gialli, se ne serviranno per poter mascherare ancor più comodamente i propri attacchi alla civile convivenza.
E dunque grazie, sindaco Tosi. Per quelle sue parole forti e chiare, come solo il buon senso e la coscienza a posto sanno ispirare. Grazie di cuore.
Con la speranza di riaverla presto qui a Parma a riaffermare insieme al sindaco Vignali, e a nome di tutti i cittadini di questo Paese di buona volontà, che siamo un popolo che rifiuta qualsiasi razzismo. Compreso il razzismo alla rovescia dei vari Santoro, Lerner e compagnia.


Pino Agnetti
giornalista e scrittore


Su L'Arena di  oggi 4 ottobre 2008

mercoledì 1 ottobre 2008