Welfare: Istat, su servizi sociali vince modello Nord-Est Tra le aree del Paese cospicue differenze nella spesa media |
| Ogni italiano ha goduto nel 1994 di una spesa media pro-capite per l'assistenza sociale di 92 euro per un totale di 5 miliardi e 377 milioni. Nel Nord-Est - rileva l'Istat - la spesa media e' di 134 euro, nel Sud di 38 euro. Le differenze sono dovute ai diversi modelli organizzativi: nel Nord i Comuni gestiscono in forma associata l'assistenza. La spesa media pro-capite piu' alta e' della Valle d'Aosta (343 euro), agli ultimi posti la Campania (32 euro) e la Calabria (27 euro). notizia trovata su www.ansa.it |
Omnia Munda Mundis: tutto è pulito per le persone pulite. E' incredibile come l'uomo non riesca a capire che uccidendo le bellezze della natura muore anche l'animo umano.
mercoledì 4 aprile 2007
venerdì 30 marzo 2007
Alla moglie del mio collega OrarioElastico sono stati tolti due punti dalla patente perchè ha parcheggiato sui disabili. Si lamenta della multa trovandola ingiusta.
Aggiungo che questi sono attivisti in parrocchia e reclamizzano di fare beneficienza a destra e a manca.
Modestamente la sottoscritta augura a questi personaggi "onesti" di non avere mai realmente bisogno dei parcheggi sopraccitati
martedì 27 marzo 2007
venerdì 23 marzo 2007
La tesi del nuovo Libro di Fiamma Nirenstein è semplice: Israele è un modello positivo di convivenza civile, proprio perché è fondato su un'ideologia - il sionismo - che propone un modo di vita insieme laico e carico di valori, attento ai bisogni della collettività e alla libertà degli individui, fondato sulla pace e sul progresso, alieno per sua natura dalla violenza. Quante volte, invece, abbiamo sentito la stampa internazionale, i partiti di sinistra europei, le organizzazioni non governative, ministri e diplomatici di grandi nazioni, l'Onu stessa paragonare il sionismo all'imperialismo o addirittura al razzismo, e accusare Israele di colonialismo e crimini di guerra? Uno pseudopacifismo a senso unico che, per malafede o per incoscienza, non abdica al pregiudizio - storicamente infondato - secondo cui Israele occupa territori che non gli spettano. Quel che è nuovo, oggi, è che Israele e tutti i suoi abitanti, sia ebrei sia arabi, sono direttamente minacciati di estinzione da parte del terrorismo suicida e di coloro che - come Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina e l'Iran di Ahmadinejad, imminente potenza nucleare - negano che l'Olocausto sia un dato della storia, che Israele sia uno Stato legittimo e sovrano, e anzi affermano apertamente di voler cancellare il "nemico sionista" dalle carte geografiche. Ma Israele siamo noi, perché la minaccia che lo sovrasta incombe su tutta la nostra civiltà occidentale, attaccata dall'estremismo islamico.
Il titolo di questo libro mi ha fatto tornare alla mente il post che scrissi il giorno dopo gli attentati alla metropolitana di Londra il 7 luglio 2005.
Siamo tutti israeliani.
No, non siamo tutti londinesi, non siamo tutti madrileni, non siamo tutti newyorkesi.
Siamo tutti israeliani.
Perchè siamo attaccati come loro, perchè siamo disprezzati come loro, perchè siamo considerati infedeli come loro. Perchè ora viaggiando, andando al lavoro, non siamo più al sicuro, e loro gli israeliani non sono più così lontani ma sono vicini, perchè respiriamo la loro stessa coraggiosa voglia di alzarsi al mattino, di andare in un ristorante, di prendere un treno, di salire su un autobus come ogni maledetto normale giorno. Ma è questo che loro vogliono, toglierci la normalità, la libertà. Loro non vogliono l'uguaglianza. Non vogliono la vita. Non vogliono la libertà di esprimere religione, sesso. Non vogliono. Hanno paura e capiscono solo una lingua. La violenza, la distruzione la morte.
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