venerdì 22 aprile 2005

Disparità
Tre politici indagati: Fassino, Diliberto e Castelli. Un trafiletto su un giornale. Se fosse capitato ad un altro politico (uno a caso) avrebbe ricevuto lo stesso trattamento?

mercoledì 20 aprile 2005

Constatazione
Quando non vado a fare pausa pranzo a casa sono l'unica tra i colleghi a portarsi dietro spazzolino e dentifricio.
C'era un'altra collega che faceva così, ma ora è in maternità.
Sono rimasta solo io!


martedì 19 aprile 2005

Mare profumo di mareeee
con l'amore io voglio giocareeee
è colpa del mare del sole e del mareeee


No, non sto andando via di testa, era una famosa sigla di telefilm...

sabato 16 aprile 2005


Oggi c'è vento, gli alberi alzano la voce. Il cielo risponde... sta cominciando a piovere...

mercoledì 13 aprile 2005

Il Cavaliere sarebbe al lavoro per la costituzione di due nuovi ministeri per il Mezzogiorno e per le Aree urbane. Al Presidente avrebbe indicato nei conti pubblici e nel Mezzogiorno le priorità di fine legislatura.


La «spina» del Sud
A noi piacerebbe che durante in Consiglio dei ministri Antonio Martino, che oggi si occupa di difesa ma che è uno dei pochi economisti liberali del Paese, ripetesse quanto ha insegnato per anni: «Nel dopoguerra c’erano due aree molto povere in Italia, il Veneto e il Sud. Il Veneto non ha ricevuto aiuti statali, il Sud sì. Il Veneto è diventato una delle zone più ricche d’Europa, il Mezzogiorno resta un problema». Vorrà dire qualcosa?

La Cassa del Mezzogiorno (poi Agensud) ha avuto 42 anni di vita: è riuscita a bruciare 529mila miliardi delle vecchie lire, cioè 34,5 miliardi al giorno. Ricordate? Volete rinfrescare la memoria? 17 miliardi a Pescara per trasformare una fabbrica di liquori in un mu seo ittico, 17 miliardi all’Acqualand di Vasto (che fu fatto passare per un centro didattico), 15 miliardi per il galoppatoio di Maratea, addirittura 600 miliardi per l’Università di Arcacavata in Calabria con tanto di piscina olimpionica e campo da baseball (persino il sindaco di Cosenza disse allora: «Soldi buttati»).

Per collegare Avezzano con il resto del mondo furono finanziati ben cinque progetti, in Val di Sangro c’è un viadotto che non è mai entrato in funzione perché non sono riusciti a far combaciare i due tronconi della strada. Sono stati censiti ben 19.600 cantieri aperti e mai richiusi: compreso un teatro costato 52 miliardi, con tanto di tre foyer, uno dei quali con pavimento di cristallo. Mai utilizzato.

Più soldi al Sud? Ma vogliamo scherzare? Di soldi al Sud ne sono arrivati fin troppi. Abbiamo finanziato aziende come la Cuni Oasis di Avellino, conigli da riproduzione e seme per inseminazione artificiale (sovvenzione: un miliardo e 402 milioni, dipendenti: 2). O come la Dili Protection di Bovino (Foggia), produzione di speculum vaginale monouso (sovvenzione: 5 miliardi e 336 milioni, addetti: 5).

In media è stato calcolato che, negli anni d’oro, quando si spendevano 200 milioni per creare un posti di lavoro, si era ottenuto un grande risultato. Per forza: un’azienda di Pozzuoli, tanto per fare un esempio, ha ricevuto più di due miliardi per dare lavoro a un’unica persona. Esatto, avete capito bene: due miliardi per un posto di lavoro.
Se c’è qualcuno che ha nostalgia di quei tempi là, si accomodi. Noi preferiamo i metodi intrapresi di recente, che non solo non fanno esplodere il debito pubblico, ma consentono anche per la prima volta, davvero, al Sud di rialzare la testa: «Negli ultimi quattro anni», testimonia l’economista Mariano D’Antonio, uno dei massimi esperti di questione meridionale, «il Sud sta crescendo più del Nord».

La ricetta? Flessibilità del mercato del lavoro, maggiore sicurezza e quel po’ di controllati investimenti in infrastrutture davvero necessarie (la Salerno-Reggio, per esempio), uniti alla tradizionale inventiva tipica di queste regioni, che viene stimolata quanto non è soffocata dall’assistenzialismo. La disoccupazione resta alta, certo, ma rispetto al 2000 è scesa di 5 punti. E dimostra che è su questa strada che bisogna continuare. Non su quella degli interventi a pioggia, che non servono a nulla. Se non a foraggiare qualche clientela.
Mario Giordano su L'Arena di mercoledì 13 aprile 2005

Della serie il mondo è sempre più "avariato"...  

E se il cinico ricatto di uccidere il coniglietto Toby fosse soltanto una presa in giro e un modo facile per soldi? In molti ci hanno pensato e così anche noi abbiamo dato un'occhiata su Internet per verificare se esistono iniziative del genere o se il caso savetoby.com è già cosa nota. Nei meandri della Rete abbiamo trovato chi definisce "genio" il gestore del sito e chi, invece, sottolinea come l'idea in realtà sia una trovata abbastanza vecchia già vista sul Web.  



50mila dollari o mangio il coniglio
Su Internet il macabro ricatto

"Toby è il coniglietto più furbo e tenero del mondo, ma, se non riceverò 50mila dollari sul mio conto corrente entro il 30 giugno del 2005, il piccolo roditore morirà". E' questo il cinico ricatto di un cybernauta che, dopo aver salvato un coniglio per strada ha deciso di allestire un sito Internet per comunicare al mondo la sua intenzione di macellare l'animale se non avrà la giusta ricompensa per il suo gesto. 
"Alcuni mesi fa l'ho salvato dalla strada - si legge sull'home page di savetoby.com - L'ho trovato sotto il mio portico ferito e bagnato. Non credevo che sarebbe sopravvissuto, ma ce l'ha fatta. Toby è un combattente, ma presto lo porterò da un macellaio per ucciderlo e mangiarlo". Oltre ad alcune immagini del piccolo roditore, sul sito sono presentate anche numerose ricette con tanto di grafiche e foto esplicative.
"Non desidero mangiare Toby, è mio amico - scrive il cinico cybernauta - E' stato l'animale domestico più tenero e adorabile che abbia ami avuto, ma sfortunatamente lo ucciderò se non riusirò a raccogliere almeno 50mila dollari attraverso le donazioni e il merchandising". Per aiutare il coniglietto, adorabilmente presentato sul portale, è possibile versare una somma di denaro direttamente sul conto corrente dell'inserzionista oppure si possono acquistare diversi gadget brandizzati con l'immagine di Toby (magliette, tazze, cappellini, felpe, mutande, spille, borse). 
Come spesso accade su Iternet, anche in questo caso non è possibile fornire dati precisi sull'attendibilità del sito, ma, stando a quanto riferito dall'indicatore automatico, dal 10 aprile sono stati raccolti già 25mila dollari. Il 30 giugno si avvicina rapidamente e le sorti di Toby sono nelle mani dei navigatori. Il cinismo online dà i suoi frutti.  su www.tgcom.it

martedì 12 aprile 2005

IL GIAPPONE RIAPRE LA CACCIA 'SCIENTIFICA' ALLE BALENE


TOKYO - Il Giappone ha cominciato oggi un nuovo programma di 'caccia scientifica' alle balene, senza attendere la riunione della Commissione internazionale sulla caccia alle balene (IWC), in programma a giugno in Ulsan, in Corea del sud. Stando ad un comunicato del Ministero dell'agricoltura e della pesca, quattro baleniere sono salpate oggi dal porto di Ayukawa nella prefettura settentrionale di Miyagi per catturare 120 animali allo scopo di ''studiare come l'ecosistema marino venga condizionato dalle abitudni di procacciamento del cibo dei cetacei''.

Al termine del programma di ricerca scientifica, la carne dei capi catturati sara' venduta sul mercato e distribuita nei ristoranti che servono carne di balena. Il nuovo programma di 'caccia scientifica'' e' scattato poco meno di due settimane dopo la conclusione il 31 marzo scorso di un programma, durato 18 anni, di cattura per motivi scientifici, consentito al Giappone in deroga alla moratoria imposta dalla Commissione internazionale sulla caccia alle balene (IWC). Subito dopo la conclusione del programma, fonti del ministero dell'agricoltura e della pesca avevano detto che avrebbero atteso i risultati della prossima assemblea della IWC prima di ripredere nuovi programmi di caccia scientifica.

La IWC e' spaccata sul problema della moratoria imposta alla caccia commerciale delle balene, che continua pero' a ricevere l'appoggio della maggioranza dei paesi membri, nonostante la forte opposizione di Giappone, Norvegia e Russia. La deroga concessa al Giappone negli ultimi 18 anni era stata osteggiata da molti paesi, con la motivazione che in realta' la caccia scientifica e' solo un'etichetta di comodo che nasconde una vera caccia per motivi commerciali
www.ansa.it