martedì 5 aprile 2005

Cina blocca siti Internet del Papa
Vietate le commemorazioni ufficiali
Malgrado i messaggi prima di preoccupazione per la salute del Papa e poi quelli dicordoglio per la sua morte, in Cina proseguono le discriminazioni contro i cattolici. Le autorità di Pechino hanno infatti bloccato i siti internet che parlano del Papa, costringendo la Chiesa cattolica ad essere clandestina, ricordando il Pontefice in privato.
La chiesa cattolica patriottica cinese, controllata dal partito comunista, ha celebrato infatti messe in commemorazione di Giovanni Paolo II, proprio mentre il governo faceva bloccare sui siti Internet interventi sul Papa. I fedeli si sono riuniti nella chiesa oppure lo hanno ricordato in privato, riunendosi nelle case dei sacerdoti.   da
www.tgcom.it

domenica 3 aprile 2005


"Se sbaglio mi corriggerete"  Giovanni Paolo II  1978-2005


No, non hai sbagliato. Anzi!


venerdì 1 aprile 2005

Prodi attacca Mediaset. Trova da dire ai bilanci della nostra azienda, al modo in cui viene gestita. Che, fatte le debite proporzioni, è un po’ come se Pavarotti trovasse da dire al modo in cui viene gestita la siluette di miss Italia.


In effetti di aziende l’ex presidente dell’Iri ne ha gestite molte nella sua carriera.


Per esempio gestiva l’Alfa Romeo: un giorno decise che era meglio venderla alla Fiat anziché alla Ford. Risultato: lo Stato incassò 3mila miliardi in meno e l’Alfa Romeo è stata rottamata.


Poi gestiva anche l’intera industria alimentare italiana, ma chissà perché si era fissato che voleva regalarla a De Benedetti. Fu fermato. E allora la svendette a pezzi, anni dopo, in un modo così pasticciato che persino “Repubblica” scrisse: Prodi segue una via balorda e dimentica le leggi.


Quando ha gestito Cirio, alla fine i più pelati sono stati gli italiani. Quando ha venduto Italgel alla Nestlè, bruciò 100 miliardi in 15 giorni. Quando ha ceduto il Banco di Santo Spirito ha fatto arrabbiare i piccoli azionisti. Quando ha cercato di creare il polo nazionale delle telecomunicazioni Telit è stato un fiasco.


Quando ha gestito Nomisma è riuscito a produrre studi importanti dove si diceva, al modico prezzo di 5500 lire a parola, che il beneficio dell’alta velocità è la velocità o che “l’anno è diviso in quattro diverse stagioni”. Complimenti.


Da uno con questa esperienza di gestione delle aziende bisogna fare attenzione. Perché ha ragione il professor Prodi a dire che lui può parlare, oltre che da politico, anche da economista e da ex manager. Ma poi dimentica che da economista ed ex manager, forse, farebbe meglio a tacere.
Mario Giordano risponde al professore

mercoledì 30 marzo 2005

Ci sono troppi rospi da mandare giù. Troppi. Se alla fine non si riesce più a deglutire? Ovvio... si comincia a sputare... in fila prego...

giovedì 24 marzo 2005

La polemica. Dopo l’appello in favore di Fidel Castro sottoscritto da 200 intellettuali, si scatenano gli oppositori del regime

“Cuba un paradiso? No, è un inferno” 
Oriel des Armas Peraza è fuggito dall’isola caraibica e ora vive a Vicenza con la famiglia
di Marino Smiderle

Cuba? “E’ un paese all’avanguardia”, chiosa il maestro Claudio Abbado. Cuba? “E’ l’isola della felicità”, rincara la dose il dj maître-a-penser Red Ronnie. E se poi andiamo a spulciare l’appello pro-Fidel vergato con entusiasmo da premi Nobel e da intellettuali che vanno per la maggiore, le iperboli assumono le dimensioni dell’elegia pura. Certo, c’è qualcosa che non funziona a l’Avana, ma è tutta colpa degli americani che hanno promosso l’embargo commerciale nei confronti dell’isola caraibica, patria della democrazia e della libertà.
Oriel des Armas Peraza, 31 anni, è un cubano che è riuscito a fuggire da quel paradiso, a stabilirsi a Vicenza insieme alla moglie e alla figlia, e a strappare, non senza difficoltà, la concessione dell’asilo politico al governo italiano. Ora se ne sta tranquillo da queste parti, anche se non dimentica quel che gli ha fatto passare il buon Fidel Castro. 
Quell’appello pro-Cuba firmato da 200 intellettuali non lo ha entusiasmato. “Ho letto. E, sinceramente, non capisco perché si sottoscrivano certe oscenità. Non capisco perché questi intellettuali siano così indifferenti alla sorte di altri intellettuali che marciscono nelle galere di Fidel Castro. 
Legge e rilegge stralci dell’appello, che ieri ha incontrato anche il sostegno incondizionato di Bertinotti. Tra i passi più illuminanti non si può tralasciare quello in cui si sottolinea che a “Cuba non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e quell’altro relativo alla rivoluzione che ha (avrebbe) consentito “il raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente”. 
“Ma è assurdo. Potrei raccontare il mio caso e penso basterebbe. Oppure quello di altri amici e conoscenti catturati e sbattuti in galera senza motivo. Non è tortura questa? Dal loro punto di vista si tratta di un normale arresto, con tanto di pronunciamento giudiziario. Ma quale valore ha la sentenza si uno stato governato da un dittatore?”. 
Nessuno, secondo l’ultimo rapporto del Cpj (Committee protected journalist) che racconta di come vengano trattati i reporter in quel Paese: ci sono 23 giornalisti detenuti a Cuba solo per aver fatto il loro mestiere, per non essersi piegati al valore del dittatore. Tra questi Ricardo Gonzalez, corrispondente di Reporter sans frontières, condannato a 20 anni, e Luis Garcia, dell’agenzia Libertad, condannato a 26 anni.
“E l’elenco prosegue con altri intellettuali – sostiene Oriel – rinchiusi in carcere solo per aver espresso opinioni in contrasto con quelle dei comunisti al potere. Io vorrei dire agli intellettuali che hanno firmato questo assurdo appello, di andare a Cuba, di vedere quel che succede”. 
Ma a dire la verità questi intellettuali a Cuba ci vanno spesso, spessissimo. Qualcuno addirittura ci ha vissuto per lunghi periodi. “Forse perché vanno a fare un giro nei villaggi turistici – commenta il cubano-vicentino -. Provassero a parlare con la gente, in confidenza, e capirebbero subito qual è il clima. Beh, però non so se i cubani parlerebbero tanto facilmente agli italiani. Sa com’è, vedere tutti questi ricchi occidentali che scorrazzano per l’isola con l’effige di Che Guevara sulla maglietta non è che ispiri fiducia. Molti arrivano già con un’idea in testa, e se ne vanno con la stessa idea, senza l’onestà intellettuale di aprire gli occhi”. 
Oriel des Armas Peraza è fuggito da Cuba perché se restava lo avrebbero arrestato. “Non avevo scelta – racconta -. E mi creda, non ho certo commesso reati. O meglio, non li ho commessi se si ragiona come fate voi qui in Italia. Se invece si ragiona con i criteri di Castro, ho commesso il reato più grave: non ero d’accordo con le idee del dittatore”. 
Il Giornale di Vicenza  di  sabato 19 marzo 2005

mercoledì 23 marzo 2005

Ore 7.50... ho i secondi contati, ho appena domato i capelli mi accingo a mettere gli orecchini, quelli preferiti quelli con la perla... zac tutto bene orecchio sinistro... orecchio destro... mi sfugge l'orecchino dalle dita comincia a saltare sul lavandino... quel cavolo di aggeggio che sta sopra il buco del lavandino è spostato... l'orecchino fa plin plin plin plun cioffff  PANICO!!!! DENTRO IL BUCO... finisce nelle tubature... lo sento rimbalzare... apro il mobiletto tiro fuori i detersivi... mi metto a svitare le tubature... recupero l'orecchino... lo ripulisco me lo infilo nell'orecchio destro... i capelli, durante la delicata operazione di recupero,  si sono ri-disfatti... ricomincio l'operazione "domatura" chioma sempre sotto lo sguardo attonito della mia gatta ronfante e con un ghigno (ma starà sorridendo? Mi sta prendendo in giro?) insomma prendo al volo il cappotto et voilà pronta per nuove avventure... con entrambi gli orecchini al loro posto... cribbio e non si dica che sono pignola...

martedì 22 marzo 2005

Permetto una volta sola alle persone di farmi piangere, la seconda le cancello. Amabeth