mercoledì 21 ottobre 2009

Un sms per il bosco di San Francesco



Facile e comodo. Dare due euro con un sms vi costerà sì e no qualche secondo del vostro tempo. Ma è un gesto importante per la natura. E una natura tutta particolare, legata alla figura di un santo, Francesco, lontano dai potenti e vicino all’uomo comune.
Da sempre la semplicità dei suoi gesti e delle sue parole ci parla di un legame con l’universo basato sul rispetto e la sensibilità, nell’intento di una fusione perfetta con l’ambiente e le piante e gli animali che lo abitano. Uno dei primi a veicolare il messaggio dell’ecologia, San Francesco. E considerato che quest’uomo ci ha dato tanto, sarebbe bello poter ricambiare, nonostante il passare del tempo. L’SMS al FAI (Fondo Ambiente Italiano) per la riqualificazione e il restauro del Bosco di San Francesco - circa 60 ettari di paesaggio collinare umbro di querce, aceri, frutteti, ulivi - e del complesso monastico di Santa Croce ad Assisi - dove verrà creato un luogo spirituale aperto a tutte le religioni - è un modo per dare il nostro contributo.
Perché è inutile lamentarsi se poi non si è disposti a fare qualcosa. Per esempio dare qualche secondo del proprio prezioso tempo, perché come dice Alessandra Rioda nel messaggio sul sito www.laterradifrancesco.it “se i centri delle città sono il cuore d’Italia e le strade sono le arterie, i boschi rappresentano i polmoni. Senza respirare non si può vivere”, perché Veronica, lei che ha solo dodici anni, sente che “bisogna dare un contributo per crescere”.
E allora forza, facciamolo subito anche se c’è tempo fino al 25 ottobre: mandiamo un SMS al 48548. Per ripulire il bosco, censirne gli alberi e prendercene cura, per ripristinare i sentieri e restaurare i muri a secco, per rimettere in produzione i 450 ulivi e restaurare la torre sul torrente Tescio e le antiche opere abbandonate: insomma per fare qualcosa di veramente buono con poco, anzi pochissimo.
notizia scovata su www.tgcom.it


venerdì 2 ottobre 2009

Pillola di saggezza fresca di giornata di Ascella:


"se lo hanno detto in tv deve essere vero"

martedì 15 settembre 2009

Sposa bambina muore di parto
Yemen, la piccola aveva 12 anni


A 11 anni era stata ritirata da scuola e data in sposa. Un anno dopo, a 12 anni, è morta dando alla luce il suo primo figlio: a denunciare la sorte della bambina yemenita è un gruppo per la difesa dei diritti dell'Uomo a Sanaa. L'organizzazione ha precisato che Fawzia Abdallah Youssef è morta venerdì per un'emorragia nell'ospedale saudita di Hajja, a nord di Sanaa, e il bambino è nato morto.
Dietro a questa nuova tragedia di una sposa bambina, secondo la denuncia, le condizioni di estrema indigenza della sua famiglia. Lo scorso anno un'altra bambina era salita agli onori della cronaca in Yemen, in un caso che si era però concluso positivamente. Nojoud Mohammad Ali, 8 anni, era stata costretta a sposare un giovane di 28 anni. Ma la piccola aveva denunciato suo padre e ottenuto il divorzio.
Anche in Arabia Saudita un'altra bambina di 8 anni era stata sposata a sua insaputa ad un uomo di 50 anni. Sua madre però si era rivolta al tribunale e, al termine di una battaglia legale durata otto mesi, era riuscita ad aprile di quest'anno ad ottenere l'annullamento del matrimonio.
Sia nello Yemen che in Arabia Saudita sono attive diverse organizzazioni, in particolare movimenti femministi, che si battono per fissare per legge a 18 anni l'età minima per il matrimonio.


Ieri su www.tgcom.it

venerdì 11 settembre 2009


E' un triste anniversario.
L'anniversario dell'attacco al World Trade Center. Sono passati otto anni da quella terribile mattina. Il mio pensiero va alle 2974 vittime e a chiunque sia stato toccato da questa tragedia. Ieri, come oggi.

martedì 25 agosto 2009

La corte dei diritti umani dà ragione all'Italia
"G8 Giuliani ucciso per legittima difesa"
La corte di Strasburgo rigetta la richiesta della famiglia del ragazzo morto durante gli scontri: per i giudici il comportamento di Placanica fu solo di legittima difesa.
La sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo chiude la vicenda: il comportamento delle autorità italiane fu collaborativa e non fu nascosta alcuna prova. I giudici hanno stabilito che Placanica sparò perché si trovava in un effettivo stato di pericolo e in pericolo di vita. Riconosciuto comunque un risarcimento ai Giuliani di 40mila euro perché l'Italia avrebbe dovuto indagare meglio sulla vicenda.
notizia tratta da www.tgcom.it