Omnia Munda Mundis: tutto è pulito per le persone pulite. E' incredibile come l'uomo non riesca a capire che uccidendo le bellezze della natura muore anche l'animo umano.
martedì 16 dicembre 2008
lunedì 15 dicembre 2008
Retribuzioni in crescita del 5,7%
Istat: aumento per rinnovi contrattuali
Ancora una volta gli incrementi dei salari battono l'inflazione. Secondo gli ultimi dati Istat nel terzo trimestre dell'anno le retribuzioni lorde pro-capite hanno registrato nella media dell'industria e dei servizi, un aumento tendenziale del 5,6%. A contribuire a questo cospicuo aumento sono stati i numerosi rinnovi contrattuali. Rispetto al trimestre precedente, al netto degli effetti stagionali, l'incremento è stato dell'1,1%.
In particolare, spiega l'istituto di statistica, il tasso di crescita tendenziale delle retribuzioni per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) nel terzo trimestre del 2008 è stato del 5,3% nell'industria e del 5,9% nei servizi. Al netto degli effetti stagionali, l'incremento rispetto al trimestre precedente è stato minore nell'industria (+1%) che nei servizi (+1,3%).
All'interno del settore industriale, le retribuzioni per Ula hanno segnato l'incremento tendenziale più marcato nel settore delle costruzioni (+8,2%) principalmente per effetto dell'erogazione degli incrementi tabellari definiti dai recenti rinnovi dei contratti nazionali di lavoro.
All'interno del terziario, la crescita delle retribuzioni più elevata si è manifestata nel settore dell'intermediazione monetaria e finanziaria (+11,5%). In questo caso l'aumento retributivo è dovuto sia agli incrementi previsti nei contratti nazionali di lavoro rinnovati di recente, sia allo slittamento a luglio di premi che normalmente vengono erogati a giugno nel settore bancario.
notizia tratta da www.tgcom.it
giovedì 11 dicembre 2008
lunedì 8 dicembre 2008
diffondo quanto trovato sul blog di Orpheus ringraziandola: http://www.orpheus.ilcannocchiale.it/
Lettera di Cossiga al Cardinal Tettamanzi
“Signor Cardinale, ho letto il Suo appello a favore della costruzione di moschee in ogni quartiere di Milano in nome della libertà religiosa e del ‘confronto leale’ e del ‘dialogo costruttivo’ tra la Chiesa Ambrosiana e l’Islam, nel nome dell’‘Unico Iddio Grande e Misericordioso’, Allah, che in Arabo vuol dire anche per i cristiani: ‘Dio’; in fondo è meglio che i milanesi adorino Dio anche se secondo il credo islamico e che vadano in moschea, che non lo preghino affatto”.
"Essendo più giovane di Lei ricordo bene quando monsignor Giovanni Battista Montini, ancora non cardinale, prese l’iniziativa per la raccolta di somme per la costruzione di nuove chiese. Penso che, mutatis mutandis, Lei potrebbe cercare di fare qualcosa di simile non per la costruzione di Chiese, ma per la costruzione di moschee, perché unico è Dio, magari chiedendo che gli imam adottino un rito ambrosiano, frutto di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’, e anche con una traduzione del Corano in meneghino”.
“Qualora non si reperiscano i fondi necessari – sottolinea Cossiga -, sempre un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’, la diocesi di Milano potrebbe cedere alcune delle chiese costruite da monsignor Montini ai musulmani, e magari concedere per alcuni giorni alla settimana lo stesso Duomo di Milano perché si celebrino i riti islamici, e anche, perché no? dare al capo degli Imam di Milano uno spazio nel Palazzo Arcivescovile per farne la sua sede e la sua residenza, palazzo su cui lasciare issare anche la bandiera verde dell’Islam.
Non crede che, sempre nello spirito di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’ siano delle buone idee?
E poi per Lei ci potrebbe anche scappare il titolo di Grande Imam Onorario d’Italia.
Con deferenza Francesco Cossiga.
P.S. Un’altra idea che io Le sottopongo nello spirito di un ‘confronto leale’ e di un ‘dialogo costruttivo’: far recitare le preghiere rituali dal muezzin, con un idoneo impianto di diffusione, da uno dei pinnacoli del Duomo”.
Da il Velino
La lettera di Cossiga é chiaramente ironica, ma non si può mai dire...
Peccato che il suddetto Cardinale, non faccia sentire in modo altrettanto stentoreo la sua voce, quando si tratta di difendere i cristiani nel mondo dalle persecuzioni degli islamici integralisti.
Il dialogo é cosa buona é bella, ma quando é dialogo. Quello fra Chiesa cattolica e Islam mi sembra più un prostrarsi della prima ai piedi del secondo.
Non mi sembra male la proposta del Ministro La Russa un referendum consultivo per la costruzione di nuove moschee.
Scommettiamo che si azzera il proliferamento di nuove moschee in un batter d'occhio?
Orpheus
giovedì 4 dicembre 2008
martedì 2 dicembre 2008
Parabola rossa alla riscossa
Dalle tute blu alla pay tv, da Pelizza da Volpedo a Gol Parade, da Rosa Luxembourg a CartonNetwork: la sinistra in rotta ha trovato la sua nuova linea del Piave. E ha lanciato una guerra senza quartiere per difendere i beni primari delle classi umili davanti alla crisi: giù le mani dall’abbonamento Sky. Senza pane si può vivere, senza Ilaria D’Amico proprio no.
I fatti li conoscete. In Italia l’Iva è al 20%, ma per alcuni beni esistono agevolazioni. Nel ’95 si era deciso di estendere le agevolazioni anche alla Tv satellitare: da allora chi compra un abbonamento Sky paga l’Iva al 10%. Con il pacchetto anti-crisi dell’altro giorno l’Iva per le tv satellitari è stata riportata al 20%. E la prima osservazione che verrebbe è: era ora. Non si capisce infatti per quale motivo, in un momento in cui si tira la cinghia, le poche agevolazioni possibili si disperdano su beni non di prima necessità. Eppure è scoppiata la polemica. Sky ha protestato. E la sinistra ne ha approfittato per ritirare fuori la polemica sul conflitto d’interesse, dimenticando, fra l’altro che anche Mediaset viene punita da questa norma per quel che riguarda la tv a pagamento, il business su cui ha più investito negli ultimi anni. Ma, soprattutto, dimenticando che opporsi all’innalzamento dell’Iva sulle pay tv significa di fatto difendere gli interessi dei ricchi contro quelli dei deboli.
Strano destino per un partito che era nato con la falce e il martello e si appresta evidentemente a morire con ostriche e champagne. Sul caviale del tramonto, verrebbe da dire. Almeno, però, si mettano d’accordo con se stessi. Quest’estate, quando fu abrogata l’Ici per tutti gli italiani, la sinistra insorse dicendo che bisognava ridurla solo ai poveri, per non favorire i ricchi che non avevano bisogno di quell’aiuto. E adesso cosa è successo? Perché quei ricchi, che non avevano bisogno dell’aiuto sulla casa, che è un bene di prima necessità, ora ce l’hanno, invece, per l’abbonamento Sky, che al contrario è un bene tipicamente voluttuario? Sia chiaro: sono abbonato a Sky, guardo film e calcio, i miei figli sono fan di Disneychannel. Faccio parte dunque di quei 4 milioni di italiani che subiranno l’aggravio: 50 euro l’anno, poco più di 4 euro al mese. Ma penso che se una persona può spendere 500 euro l’anno per guardarsi film sdraiato in poltrona e diretta gol, può anche sopportare, vista la situazione, di sborsare un euro in più a settimana. Meno che pagare un caffè a due colleghi (e forse fa meno male).
Stupisce, piuttosto, che la sinistra si batta per me e per gli altri benestanti abbonati Sky, difendendo un regalo inutile, dopo aver snobbato bonus e social card a favore dei poveri: questo la dice lunga sul disfacimento culturale di chi ha perso contatto col suo mondo. Pensano davvero che nelle fabbriche e nelle periferie oggi il grande problema sia la pay tv? Al massimo lo è in qualche salotto chic, dove già preparano la battaglia: parabola rossa alla riscossa. Chi l’avrebbe detto che il postcomunismo si sarebbe risolto nel posticipo della serie A.
Mario Giordano su Il Giornale di lunedì 1° dicembre 2008