domenica 3 agosto 2008

Innanzitutto per Paola
e per tutte le persone che, putroppo, si trovano a percorrere questa dura e crudele strada. Io sono con il papà di Eluana.

"Lo stato vegetativo in natura non esiste. E' una delle tragedie provocate dall'evoluzione della medicina e delle tecniche rianimatorie".

Prof. Carlo Alberto Defanti - Neurologo - Fondatore e Presidente della Consulta di bioetica.

sabato 2 agosto 2008

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mercoledì 30 luglio 2008

Cappuccino & cornetto. E’ il capo che fa male alla testa




Nella sua
rubrica quotidiana,
Marco Ferri riflette sulle responsabilità del capo sul luogo di lavoro. "Per farsi passare la nausea di un ambiente di lavoro bisogna far cambiare aria alle manie di grandezza del capo".


Stress lavorativo, richieste incalzanti dei superiori e forse anche i colleghi antipatici sono le cause della 'sindrome dell'edificio malato'. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Occupational and Environmental Medicine, la causa dei disturbi fisici accusati sul posto di lavoro, non è qualcosa di insalubre nell'edificio, come si era creduto finora, ma la mancanza di supporto psicosociale ed eccessivo stress lavorativo.


Insomma, non basta areare gli edifici, per far uscire dalla finestra il random, quella sostanza nociva, sprigionata dai materiali di costruzione. Per farsi passare la nausea di un ambiente di lavoro bisogna far cambiare aria alle manie di grandezza del capo. E organizzare il lavoro tenendo conto che l'efficienza non è frutto della coercizione, della gerarchia, della rigidità della catena di comando, ma della buona predisposizione d'animo, della condivisione degli sforzi, della visione comune degli obiettivi.


Il che è un altro modo per dire che un luogo di lavoro non è un luogo separato dalle dinamiche sociali della società civile, che la differenza sono ricchezza e non infrazione a regole imposte. Se non ci sono questi elementari principi, ogni tentativo di comunicazione interna all'azienda, ogni forma di incentivazione, ogni convention avrà il solo risultato di incensare la struttura gerarchica, le sue logiche maniacali e a volte un poco umanamente miserabili, via via su per la struttura, fino alla poltrona del capo.


E siccome, come diceva Totò, "è la somma che fa il totale", uno poi si ritrova una azienda di persone con il mal di testa, i conati di vomito, con le palle girate, per niente disposti a sopportare folder, gadget, news letter, mailing e tutto quello che in genere si chiede alla pubblicità per indorare la pillola di un ambiente di lavoro umanamente poco sano.



Beh, buona giornata.
 


scovato su www.advexpress.it

martedì 29 luglio 2008

Allucinata:
oggi è rientrata dalle ferie una collega. L'ho sentita sfogarsi, non vedeva l'ora che finissero le ferie, che non ne poteva più di stare giorno e notte con i due figli, che starci 24 ore su 24 è faticoso, sono pesanti. Poi ha specificato "sia chiaro gli voglio bene dell'anima" (e ci mancherebbe) ma adesso è contenta così li vede e subisce a piccole dosi "taglio l'aria qua sul lavoro".


Questa la dice lunga sull'educazione e sul comportamento dei pargoli della maggior parte dei genitori, purtroppo.

venerdì 25 luglio 2008

Sono cresciuta all'ombra (per fortuna) di due cugine più grandi di me.

Oltre a passarmi i vestiti... (fino ad una certa età perchè poi io sono diventata più alta di loro TIE') mi hanno educata alla loro filosofia... e cioè  fin  da piccola mi hanno cresciuta a "femminismo e indipendenza".

Mi hanno sempre detto di non dipendere dagli uomini, soprattutto economicamente. Ho ancora nelle orecchie i loro discorsi accorati e preoccupati per un mio eventuale futuro rovinato da un marito geloso, violento o frustrato con il coltello dalla parte del manico in quanto mia unica fonte di sostegno. Di non fermarmi alle apparenze, che la felicità di un donna non sarebbe mai stata la maternità imposta da un società maschilista che vuole le donne fattrici e levatrici, bensì una vita fatta di responsabilità alla pari dei nostri cari uomini.

 

Ebbene: all'alba del 2008 le cose stanno così:

 

La cugina maggiore all'età di 41 anni ha visto la luce e il suo orologio biologico le ha ticchettato nelle orecchie e nel cuore che doveva assolutamente realizzarsi come madre. Detto fatto. E' rimasta incinta e ha mollato il lavoro. Si dedica totalmente a crescere un moccoloso (maschio) viziato. Non perde occasione per dirmi che è stressata e che è sottomessa alle sue esigenze e che non pensava sarebbe stata "un'esperienza" così totalizzante. Ora dipende totalmente dal marito benestante.

 

La cugina minore ha risolto molto prima. Prima del viaggio di nozze si è licenziata. Ha fatto due pargoli in fila (due maschi... ghghgh la vendetta suprema esiste) non ha nemmeno la patente e dipende totalmente dal marito benestante.

 

Io: sono sposata. Lavoro. Mi mantengo. Se voglio togliermi uno sfizio non devo chiedere niente a nessuno. Sono la realizzazione di ogni loro desiderio e/o sogno. Ma quella che deve arrivare a fine mese sono io.

Non so perchè ma ho dei flash back sempre più spesso del passato in questo periodo e si scontrano violentemente con la realtà nella quale vivo e con la quale mi confronto quotidianamente.

 

Chissà dov'è la morale di questa storia... ne ho fatto un post perchè magari così questi ricordi ricorrenti non mi infastidiranno più.