L’altra sera ho rivisto il film "Se scappi ti sposo" con la collaudata coppia: Julia Roberts e Richard Gere.
Verso la fine del film... Gere sta attraversando una strana a New York e per una manciata di secondi si intravedono sullo sfondo le twin tower...
Solitamente quando guardo un film ambientato a New York ante 2001 mi concentro a cercarle tra le automobili, tra le vie, sullo sfondo dei personaggi, nel profilo dello skyline... tra una inquadratura e l'altra... pronta perché in attesa, quasi fossi lì a dirmi tanto sono preparata, lo so.
L’altra sera invece no, ero spaparanzata sulla poltrona, assorbita dal film, film leggero che mi ha fatto dimenticare la brutta giornata trascorsa e gli impegni del giorno a venire... e lui, Gere, che attraversa la strada e quella veloce “comparsata” delle twin tower che hanno fatto da cornice tante volte, in tante scene, ieri mi hanno spiazzata... forse non le avevo notate precedentemente e sono stata travolta da tutto quello che rappresentavano e che rappresentano oggi.
Sono rimpiombata in quella giornata di fumo e di odori, di respiri affannati e pianti. Ho rivisto gli occhi che lacrimavano, i pompieri sporchi e disperati, l’incredulità degli americani, i poliziotti impegnati ad affrontare qualcosa di più grande di loro. L’addestramento li poteva preparare a qualcosa per cui nemmeno il mondo era pronto?
Ed è riaffiorato il ricordo di giugno 2000, le foto sulla terrazza sud, ammirando la città dall’alto, le voci di tanti turisti, lingue conosciute e sconosciute, profili di persone, di palazzi, di battelli… la visuale a correre fino alla statua della libertà. Alle risa, alla gioia, al clacson dei taxi, al rumore inevitabile della città che fin lassù non arrivava. Il cuore di New York.
Devo ancora tornarci…